‘E’ morta nella notte la nostra Rossana Rossanda”. Lo scrive Il Manifesto annunciando la scomparsa della fondatrice che aveva 96 anni.

La giornalista, nata a Pola nel 1924. Negli anni ’30 si trasferisce dagli zii di Venezia, mentre i genitori, colpiti dalla crisi economica, vanno a lavorare a Milano. Rossana li raggiungerà solo nel ’38. Diplomatasi, poi, al liceo classico Alessandro Manzoni, si iscrive in Lettere moderne all’Università Statale dov’è allieva del filosofo Antonio Banfi. Durante la Seconda guerra mondiale Rossanda entra tra i partigiani e, terminato il conflitto, si iscrive al Pci. Nel 1946 si laurea, comincia a lavorare per l’Enciclopedia Hoepli e, pochi anni dopo sposa Rodolfo Banfi, il figlio del filosofo dal quale si separa all’inizio degli anni ’60.

La carriera dentro il Pci

Già nel 1947 viene chiamata dall’allora segretario Palmiro Togliatti per assumere incarichi di partito, tra cui il più importante è indubbiamente quello di responsabile nazionale della Cultura. Nel 1949 visita per la prima volta l’Unione Sovietica, poi diventa consigliere comunale a Milano e, pian piano, si fa strada dentro il partito fino ad essere candidata in Parlamento. Lei viene eletta alla Camera, mentre la sorella Marina entra a Palazzo Madama.“La mia vera strada era quella di storica dell’arte, un interesse che mi sembrò totale finché non vinse quello per la politica. Più tardi, nel 1963, mi pesò molto non fare più la funzionaria di partito a Milano ma la parlamentare a Roma. Non era il posto per me”,spiegherà la Rossanda che, infatti, di lì a poco sarebbe entrata in rotta di collisione col partito.

La nascita del Manifesto

È il 1968, scoppia la contestazione giovanile dei movimenti studenteschi e, a stretto giro, Rossanda pubblica il saggio L’anno degli studenti in cui rende noto tutto il suo appoggio alla protesta. Il 23 giugno 1969 esce il primo numero de Il Manifesto, il giornale fondato insieme a Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Lucio Magri e Luciana Castellina con l’intento di dar voce alla critica allo stalinismo e al socialismo reale che si fa ancora più forte dopo l’invasione russa di Praga.

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