E’ morto Sergio Zavoli all’età di 96 anni. Giornalista, ex parlamentare e presidente Rai, autore e conduttore di La Notte della Repubblica. Era nato a Ravenna il 21 settembre 1923.

Ha trascorso una vita in Rai quella di Zavoli: la prima notorietà con i documentari Scartamento ridotto, Notturno a Cnosso (premio Italia 1954), Clausura (premio Italia 1957, tradotto in sei lingue). Poi nel 1962 aveva pensato e fondato la mitica trasmissione televisiva Processo alla tappa, un programma sportivo incentrato sul Giro d’Italia. Dal 1976 all’80 fu direttore del Gr1, dall’80 all’86 presidente della Rai. Aveva senso di responsabilità, spirito di servizio e un’idea etica dell’informazione che ora si è ampiamente persa nel servizio pubblico.

Seguì anche l’impegno in politica. Eletto al Senato nelle liste dei Democratici di Sinistra nel 2001, nelle liste dell’Ulivo nel 2006 e nel Partito Democratico nel 2008 e nel 2013. A proposito della sua morte, ragionava non senza ironia da vero giornalista: “Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l’evento della mia nascita, vorrei non perdermi quello, conclusivo, del congedo”.

Detestava l’informazione “enfatica, ammiccante, strumentale”. Non ne ha  mai fatta, sin da quella straordinaria innovazione che fu, negli Anni Sessanta, “Processo alla tappa”, storica trasmissione di commento al Giro d’Italia. Un viaggio “nel ventre della corsa”, come diceva lui, nelle piccole storie umane, sociali, dei gregari dell’Italia di allora. Ecco la corsa di Lucillo Lievore, vicentino di Breganze, 17 minuti di vantaggio dal gruppo. “Non voltarti, tieni duro”, gli urlava Zavoli dalla moto, sapendo che, davanti al ciclista in fuga, c’era “un altro corridore, più in fuga di lui”. Metafora della vita: “Il mondo non è fatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi, terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempo massimo pur sputando sangue”. Era il suo approccio, il suo modo di fare informazione e avvicinarsi alla verità.

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