“Ho dato il via a Facebook, e alla fine sono responsabile di quello che accade sulla nostra piattaforma”. E’ prima di tutto una presa di responsabilità il post con cui, alla fine, Mark Zuckerberg ha detto la sua sulla vicenda che da due giorni vede al centro del ciclone il social network che ha fondato nel 2004, dopo la diffusione della notizia per cui i dati di 50 milioni di utenti sarebbero stati trasmessi in violazione delle regole d’utilizzo alla web agency Cambridge Analytica. “Prendo seriamente il compito di fare ciò che serve per proteggere la nostra comunità”, scrive l’imprenditore, elencando minuziosamente i fatti e anticipando quelli che saranno i prossimi passi per l’azienda.
“Cambieremo, staremo più attenti”, promette il papà di Facebook affidando la sua rinnovata attenzione ad una nuova etica nata in lui insieme alle figlie. Una promessa che visti i precedenti non rassicura molto, almeno finché il potere dei ‘signori’ della Rete rimarrà pressoché assoluto. Prima della promessa a far rumore è però l’ammissione contenuta nel messaggio e nella successiva intervista data da Zuck alla Cnn. Lui ha comprensibilmente provato a spiegare quel che è successo assumendosene da una parte la responsabilità, in quanto patron di Facebook, e dall’altra provando ad argomentare come fossero lui e il suo social parti lese, sfruttate da malintenzionati che hanno abusato della loro buona fede e del loro scarso controllo.
Sarebbe comunque ingenuo pensare che basteranno le parole del fondatore per calmare le acque intorno all’azienda. Dopo l’indagine avviata dalla Federal Trade Commission statunitense e la convocazione di Zuckerberg da parte dell’Europarlamento e del Parlamento britannico, in California è scattata infatti la prima class action. E’ stata presentata martedì in un tribunale federale di San Francisco da un gruppo di azionisti che accusano la società di “comunicazioni false e ingannevoli”. E un’altra class action potrebbe scattare anche nel nostro Paese, avverte il Codacons, “se lo scandalo coinvolgerà anche gli utenti italiani”.




















