La sera di Pesach, la Pasqua ebraica, in casa di ogni famiglia ebraica, si conclude la cena rituale dicendo: quest’anno qui, il prossimo a Gerusalemme; questo avviene dal tempo della fine del primo esodo in Egitto. Ricordo che, prima del ’67, per gli ebrei era impossibile pregare al Muro del Pianto, mentre oggi pellegrini di qualsiasi fede affollano la città vecchia. Ricordo che, dalla sua fondazione, lo Stato di Israele ha considerato Gerusalemme sua capitale, portando lì i ministeri, il Parlamento etc. Ora tutti protestano con gli States ed Israele per la decisione di Trump di portare a Gerusalemme l’ambasciata.
Risultato? Tutti gli arabi,i palestinesi minacciano, per Israele, lacrime e sangue. I palestinesi scatenano l’intifada, bruciano le bandiere, cosa che, evidentemente, procura loro orgasmi orgiastici. I pro palestinesi urlano il loro odio antisemita. Ma, scusate, l’ambasciata non è stata per caso trasferita a Gerusalemme da Trump e dagli USA? Allora, perché non vi sono manifestazioni a Washington invece Israele è costretta ad affrontare la rabbia araba, col conseguente crescendo di vittime? In realtà, le cose non stanno come sembra: il lancio dei sassi, le bandiere bruciate, il lancio prima dei lacrimogeni fanno parte di un copione già visto molte svolgersi nella medesima sequenza.
A questo punto, sempre che il tutto sia un repertorio preordinato e pronto ad essere tirato fuori dal cassetto qualsiasi sia la ragione. Nessuno di loro toccherà gli Stati Uniti: malediranno Trump, bruceranno qualche bandiera, ma si fermeranno lì. In realtà il loro vero nemico resta Israele, o, meglio ancora, gli ebrei. Pensateci bene: in Svezia, hanno bruciato una sinagoga affollata di bambini, salvati per miracolo, come protesta per la decisione di Trump…ma,non erano svedesi? Si, ma per questa gente, il nemico non è l’Israeliano, ma l’ebreo. Meditate, gente…meditate.
Roberto Matatia