In Vaticano è finito il tempo delle” alabarde”, perché a difesa di Papa Francesco, non solo ci sono circa trecento uomini, ma, tutti dotati di armi modernissime .Addirittura, ci sono due “commandos” della Gendarmeria e della Guardia Svizzera, pronti ad intervenire, in ogni possibile emergenza.
Per quanto riguarda poi la prevenzione di atti terroristici, oggi il Vaticano dispone anche di un efficiente “Servizio d’Intelligence, chiamato “ ENTITA’ o anche *SIV, tra i migliori del mondo, come lo definì Simon Weisenthal, il famoso cacciatore di criminali nazisti. Vale a dire, più efficiente della Cia americana, del Mossad israeliano, dell’FSB russo e dell’ MI6 inglese.
Si dice che, a dirigere questo servizio segreto vaticano, ci, sia un ex ufficiale dei servizi segreti argentini, che si chiama Juan Luis Uboldi, convocato personalmente dall’amico Pontefice, in Vaticano, ma sembra un fantasma, perché tutti ne parlano, ma nessuno degli oltre mille cittadini vaticani lo ha mai incontrato, o confermato a il suo delicatissimo ruolo.
Quando Papa Francesco esce dalle sacre mura e gira per Roma, il cordone di sicurezza intorno a lui si avvale anche di centodieci poliziotti dell’Ispettorato presso il Vaticano, diretto da una donna, la Dirigente Generale Maria Rosaria Maiorino.
Nel giro di qualche anno, l’apparato di sicurezza della Santa Sede , si è dotato anche di una modernissima tecnologia, compreso un sistema telematico, in grado di proteggere la privacy di tutta l’attività del Vaticano, da hackers stranieri.
La Gendarmeria vaticana ha addestrato le sue “ teste di cuoio” presso i reparti speciali del GIS Carabinieri, mentre la Guardia Svizzera ha mandato i suoi uomini alla Scuola della Guardia di Finanza ad Orvieto, dove si preparano i GICO delle Fiamme Gialle .Insomma, una preparazione, che ha messo la sicurezza vaticana, all’altezza delle migliori consorelle europee.
A capo della Gendarmeria, c’è l’ispettore generale Domenico Giani, proveniente dai nostri servizi segreti, ex ufficiale delle Fiamme Gialle, mentre il comandante dell’antica Guardia Svizzera, è il colonnello Cristhof Graf, un ufficiale di grande esperienza.
Vigilare sulla sicurezza del Papa è molto difficile, perché vuole avvicinarsi alle folle, vuole mettersi in piedi sulla “ papamobile e spesso decide, all’improvviso, di visitare” posti, dove non è stato possibile fare preventivi ed opportuni sopraluoghi.
In questi ultimi tempi, le minacce dell’ ISIS verso il Vaticano ed il Pontefice si sono un poco affievolite, ma non significa che il pericolo sia minore, anzi, proprio adesso bisogna essere più vigili, perché i terroristi possono operare, approfittando del”” fattore sorpresa “.
“ Il Papa è consapevole , dice il comandante Giani della Gendarmeria- ma è anche molto sereno. Noi continuiamo, con molta discrezione, a tenere alto il livello di attenzione, perché, a parte le minacce del terrorismo islamico, dobbiamo neutralizzare anche il possibile gesto di un isolato mitomane, desideroso di farsi pubblicità, appostato tra la folla, durante le udienze pubbliche.
Per quanto riguardano le minacce, provenienti dall’estero, abbiamo un eccellente rapporto di collaborazione con i servizi segreti stranieri, pronti a segnalarci ogni persona sospetta, intenzionata a venire in Vaticano. Non solo, ma abbiamo anche un’eccellente collaborazione dalla Guardia Svizzera, che, in borghese, affianca i nostri servizi della Gendarmeria, durante le visite del Papa.
Poi, l’intero perimetro del Vaticano è pattugliato da carabinieri e polizia, costituendo così un prezioso filtro contro malintenzionati.
Insomma, noi stiamo sempre con gli occhi aperti, perché la situazione e la persona del Santo Padre, a noi affidata, non ci consentono neppure un attimo di distrazione “.
Questo per quanto concerne l’interno del Vaticano, ma la Santa Sede, all’estero, dispone, anche di una fitta rete di controspionaggio, con elementi addestrati, presso le 162 Nunziature Apostoliche, dislocate nei 5 continenti.
Non solo sul territorio viene monitorata la situazione pastorale, ma vengono anche raccolte preziose informazioni politiche , possibili cambi di governi, attività di i movimenti terroristici ed ogni segnalazione viene accuratamente valutata e criptata, poi indirizzata ad un ’apposito ufficio della Segreteria di Stato vaticana . . In pratica, il cardinale Pietro Parolin è, ufficialmente, anche il capo di questa utilissima rete informativa dall’estero.
All’ interno del Vaticano, dopo i clamorosi fatti del maggiordomo infedele di Benedetto XVI e dei documenti dello IOR, passati alla stampa dal monsignore spagnolo, la vigilanza è stata rafforzata, non solo attraverso una moltiplicazione di telecamere interne ai palazzi ed agli uffici, , ma anche vigilando su alcune comunicazioni definite “ delicate “.
Dal canto suo, Papa Francesco, anche prende le sue precauzioni : a mezzogiorno, nella palazzina dove abita, mangia con i suoi tre segretari alla mensa di Santa Marta, gli stessi piatti di moltissimi altri preti, mentre , di sera, nel medesimo posto, gradisce una semplice insalata e qualche dolcetto, offerto personalmente da qualche fidato monsignore.
Cristina Fiuzzi
