Mattarella ha detto no alla nomina a ministro dell’economia di Paolo Savona, e allora ? L’art. 92 della Costituzione, testualmente afferma «il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri».
Quindi: il presidente del consiglio propone, il presidente della Repubblica nomina e ciò significa che anche se è la persona incaricata di formare il nuovo Governo a presentare i nomi dei ministri, è il Presidente della Repubblica che deve firmare i decreti di nomina. In punto di Carta, non c’è nulla di automatico, Mattarella ha il diritto di decidere di non nominare un ministro per proteggere l’Italia, l’unità nazionale, gli italiani: e la Costituzione non indica particolari criteri per esprimere questa discrezionalità ed in ogni caso esiste una prassi consolidata. Pertini disse no a Cossiga per Darida alla Difesa, Scalfaro a Berlusconi per Previti alla Giustizia, Ciampi a Berlusconi per Maroni alla Giustizia e Napolitano a Renzi per Gratteri alla Giustizia.
La differenza che fa sì che questa volta sia diversa dalle altre, è che in precedenza i Presidenti del Consiglio incaricati avevano preso atto del veto quirinalizio e proposto un altro nome: non si erano “impuntati” come hanno fatto Lega e M5S, che non hanno accettato di cambiare nome facendo saltare il governo ancor prima che nascesse. Perché la questione è prettamente politica, il Presidente ha detto che i suoi dubbi su Savona sono legati al fatto che avrebbe portato, «probabilmente o addirittura inevitabilmente», l’Italia fuori dall’euro. E questa uscita, non è un tema su cui si è fatta campagna elettorale, aggiungendo di aver deciso pensando allo spread e alla tutela dei risparmi degli italiani, minacciati dalla sola nomina del professore sulla poltrona che fu di Luigi Einaudi. Questione di mercati internazionali, più che di cavilli costituzionali.
Adesso accadrà che il governo Cottarelli, non nascerà, essendo già cotto e brasato ancora prima di vedere la luce, che si andrà a votare dopo l’estate, e che l’uscita dall’euro sarà materia di campagna elettorale. Salvini e Dimaio faranno il pieno di voti, torneranno al Quirinale con la stessa lista dei ministri e dovranno farla controfirmare a Mattarella. Che metterà il veto su Savona, e si tornerà a votare, e vinceranno ancora Lega e 5 Stelle, che torneranno al Quirinale con la stessa lista dei ministri e dovranno farla controfirmare a Mattarella. Che metterà il veto su Savona e si tornerà ad elezioni e così via all’infinito. A meno che, si parlamentarizzi la messa in stato d’accusa del Presidente, ma questa è un’altra storia.
Roberto Giannini
