Il Sexting corre alla velocità della luce. Il neologismo indica la trasmissione di messaggi o immagini sessualmente espliciti via telefonino o sul web. Una pratica messa in atto da adulti, da adolescenti e troppo spesso da minorenni.
In questo caso i risvolti diventano davvero inquietanti.
Realmente un problema sociale di notevole rilevanza, sul quale le forze dell’ordine sono mobilitate. Secondo un’indagine di “Pepita Onlus”, citata in articoli di giornale, nel nostro paese due adolescenti su cinque avrebbero pubblicato foto senza veli sui social. Andando direttamente in cronaca c’è l’indagine della Questura di Rimini che ha messo in luce quanto è diffuso il sexting tra i giovanissimi riminesi.
Si citano una ventina di segnalazioni per messaggi o foto a carattere sessuale esplicito nell’arco di un anno, avvenute anche in ambito scolastico.
Una materia complessa che affidiamo al commento della psicoterapeuta Maria Rosaria Palmigiano, a quello della sua collega Serena Rigoni e dell’avvocato penalista Nicodemo Gentile.
– Dottoressa Palmigiano, lei si occupa di adulti e prevalentemente di relazioni pericolose. Qual è il suo punto di vista sul fenomeno? Ne esiste una versione “sana”?
Sì, se parliamo di relazioni adulte e di coppie cosiddette “funzionali”, questa pratica viene spesso utilizzata per elicitare la complicità e il benessere di coppia. Una modalità di coniugazione del desiderio e delle fantasie erotiche che accresce l’eccitazione e la soddisfazione sessuale reciproca.
Diversamente accade nelle coppie “disfunzionali” che hanno le caratteristiche di asimmetria e possesso, in cui il sexting viene usato come ulteriore esercizio di controllo sulla partner per poter soddisfare le turpi voglie anche a distanza.
Se usciamo dal contesto – coppia, il web prolifica di predatori, il più delle volte mascherati da profili falsi, che attraverso questa pratica suscitano ardori nella vittima di turno, spesso fragile e desiderosa di interesse.
Dinamica pericolosissima che spesso le porta ad entrare in una spirale di minacce e di coercizione da cui fan fatica ad uscire.
Alimentando il meccanismo di gratificazione, il sexting accresce di volta in volta l’autostima della donna, che attraverso le bollenti parole si sente desiderata.
– Da quando è diventato un tema di rilevanza sociale?
Da quando diversi casi di cronaca di reveng porn (vendetta) sono venuti alla ribalta della cronaca, da quando nel 2008 Miss Modena , dopo la sua elezione, fu esclusa dal concorso di Miss Italia a causa di foto scandalose, inviate all’ex fidanzato 3 anni prima e rese pubbliche in quell’occasione e da quando si è venuto a conoscenza dell’aumento esponenziale del fenomeno nella realtà adolescenziale.
Risulta evidente come la fascia più sensibile sia quella dei giovanissimi, con il pericolo di pesantissime ricadute sull’equilibrio del giovane. Approfondiamo il tema con l’aiuto di un’altra specialista, la dottoressa Serena Rigoni, particolarmente attenta a questa problematica.
– Dottoressa, prima di tutto, il movente. Cosa spinge un giovanissimo o un adolescente a entrare in questo gioco pericoloso?
Per rispondere a questa domanda bisogna tenere presente che questo è un fenomeno piuttosto diffuso tra gli adolescenti in Italia. I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza parlano di una pratica messa in atto abitualmente dal 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% è costituito da ragazze. I numeri salgono al crescere dell’età: infatti, tra i 14 e i 19 anni, la proporzione è di circa 1 adolescente su 10. Di conseguenza, il fenomeno è estremamente normalizzato nella percezione dei ragazzi, che finiscono per sottovalutarne le conseguenze. Entrando nello specifico, il sexting rientra pienamente nel processo di costruzione della propria identità, tipico del periodo adolescenziale. Lo sviluppo della sessualità e la scoperta del proprio corpo sono passaggi fondamentali nella crescita di un individuo, ma i mezzi attraverso cui i giovani oggi si esprimono sono cambiati e si sono evoluti nel tempo. I motivi sottostanti al fenomeno del sexting, possono essere diversi: ci si può fare una foto o un video sexy per attirare l’attenzione, per avere visibilità agli occhi dei coetanei, per mostrarsi coinvolti in una relazione e così via. Per molti ragazzi è quasi una sorta di preliminare all’attività sessuale vera e propria. Arrivando al punto, il sexting nei minori può essere vissuto come una dimostrazione di amore e fiducia nei confronti del proprio partner, come un divertimento/scherzo o come un modo per sentirsi grandi, sia agli occhi degli altri, sia di fronte a sé stessi. Inoltre, attraverso le “nuove tecnologie social” gli adolescenti si sentono più liberi di sperimentare e resta più semplice mettersi in gioco, anche con meno pudore, sottovalutando estremamente i rischi che ciò comporta. Infine, al sexting tra adolescenti si possono ricollegare fenomeni altamente pericolosi come cyberbullismo, prostituzione minorile, violenza sessuale e pedopornografia. Tutto questo crea gravi danni da un punto di vista psicologico alla vittima e potrebbe avere come risvolto azioni drammatiche come quelle documentate dalle cronache degli ultimi anni (suicidi o tentativi di suicidio).
– Allo stesso tempo, cosa induce i destinatari a fare cattivo uso di quelle immagini intime?
In questo fenomeno i contenuti a sfondo sessuale (foto/video) finiscono per essere resi pubblici dal ricevente anche all’insaputa della vittima, se non nell’immediato, spesso a distanza di tempo. I motivi per cui ciò accade possono essere rintracciati all’interno delle dinamiche relazionali adolescenziali unitamente ai fenomeni di devianza sociale e per ciò risultano estremamente differenti tra loro e con diversi livelli di gravità. Ad esempio il cattivo uso di immagini intime da parte dei destinatari può avvenire in caso di fenomeni di bullismo/cyberbullismo, per un banale litigio, per ricattare (chiedere soldi/favori) o vendicarsi di un “presunto torto subito” (“sextortion”) oppure per la fine di una relazione di coppia (“revenge porn”). In altri casi, invece, la scena di sesso viene ripresa da “amici” col benestare della vittima e poi diffusa in rete senza il suo consenso. Esiste anche la possibilità che la vittima venga ripresa nel corso di una violenza sessuale, singola o di gruppo, e che le immagini siano messe on-line. Ci accorgiamo quindi, di quanto risultino fondamentali le famiglie e le istituzioni nel loro ruolo educativo e di prevenzione nei confronti di adolescenti e pre-adolescenti.
L’esperienza dell’avvocato Nicodemo Gentile è particolarmente preziosa trattando questo delicatissimo argomento. Come detto, il Sexting è una pratica che può essere condotta da persone adulte consenzienti ma assolutamente proibita per i minori e, purtroppo, spesso, trappola messa in atto da persone con cattive intenzioni.
– Avvocato, intanto mettiamo alcuni punti fermi. La legislazione italiana cosa prevede?
Secondo la legislazione italiana, il sexting è legale qualora le parti coinvolte siano maggiorenni e consenzienti. Ma l’invio di tali materiali a soggetti non consenzienti può configurare il reato di molestie o stalking. La Cassazione (sez. VI, sent. n. 32404/2010) ha infatti sostenuto che integra il reato di atti persecutori (stalking) il reiterato invio alla vittima di sms o di messaggi di posta elettronica o postati sui cd. social networks, nonché la divulgazione, su questi ultimi, di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima vittima. Per non parlare, ovviamente, dell’illecito trattamento di dati personali (il volto) altrui.
Nel caso in cui siano ritratti minori, inviare le foto a terzi può configurare il reato di distribuzione di materiale pedopornografico, e il reato si realizza anche se l’autore delle foto coincide col soggetto che le diffonde. Il solo conservare tali foto nel proprio dispositivo, invece, può configurare il reato di possesso di materiale pedopornografico. In Italia, ad esempio, è reato la produzione e successiva detenzione di materiale pedopornografico anche se non destinato alla diffusione.
– Una rete grande come il mondo e capace di viaggiare velocissima e capillare non è certo agevole da normare. Cosa significa per chi cade nel tunnel del Sexting, quali reali possibilità ci sono per difenderlo e, se necessario, riabilitarlo?
Questa attività di diffusione di foto e video a contenuto erotico-sessuale, tramite messaggistica istantanea e social network, spesso avviene prestando scarsa attenzione alla sicurezza e ai rischiosi sviluppi che potrebbero insorgere in futuro. Non bisogna soltanto pensare alle conseguenze che portano in un’aula di tribunale, ma a tutte quelle conseguenze che possono invece fare di peggio, spingendo l’individuo coinvolto a depressione, isolamento e, in casi estremi, anche al suicidio. Possono subentrare, infatti, sentimenti di vergogna ed imbarazzo, umiliazione e colpevolezza, con pesanti ricadute sulla vita privata e sociale.
Riprendiamo la conversazione con la Dottoressa Serena Rigoni. Parlavamo dell’inchiesta condotta a Rimini dalla Polizia. Molte segnalazioni arrivavano da scuola. Qui si notavano atteggiamenti sospetti dei giovani alle prese con questo gioco pericoloso.
– Quali sono i campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione, in famiglia, scuola o nei luoghi frequentati dai giovani?
Individuare dei campanelli di allarme è fondamentale, visto che nel sexting adolescenziale la componente del “silenzio” maschera a lungo il fenomeno agli occhi degli adulti. Detto ciò, osservando la condotta degli adolescenti possiamo individuare dei “cambiamenti sentinella”, ovvero, modificazioni del comportamento sociale sintomo di un disagio relazionale che può essere dovuto al sexting e alle sue conseguenze. Ad esempio, può essere utile osservare con attenzione i cambiamenti repentini nell’andamento scolastico, l’utilizzo di pc/smarphone/tablet e frequentazioni sociali/isolamento.
Solitamente modificazioni in almeno una queste tre aree di vita, unitamente ad alterazioni dell’umore sono la conseguenza del fenomeno di cui stiamo parlando.
Fondamentale è prestare attenzione non soltanto al mondo reale del figlio, ma anche a quello virtuale che, in molte occasioni, è vissuto in modo autonomo dai ragazzi. Esistono applicazioni che permettono ai genitori di controllare da remoto il contenuto della messaggistica e dei social presenti sullo smartphone, nonché chiavi d’accesso e filtri che non consentano ai ragazzi di frequentare certi siti internet. Un’altro aspetto importante è l’aumento di utilizzo del denaro che può far pensare al sextortion. Infine, correlati alla gravità del fenomeno si possono presentare sintomi clinici disfunzionali come disturbi dell’alimentazione, depressione, dipendenze o autolesionismo fino ad arrivare al suicidio. Come si evince i segnali sono molteplici, ma inizialmente sono estremamente sottili perché simili alle alterazioni umorali tipiche della fase adolescenziale, per ciò ai fini di un intervento precoce genitori ed educatori devono essere estremamente consapevoli del fenomeno e osservatori attivi dei ragazzi nonché lavorare sulla prevenzione anche dialogando apertamente sul tema.
Per certo il fenomeno del Sexting non è ancora ben definito nella sua diffusione gravità nella fascia giovanile. Ascoltiamo l’avvocato Nicodemo Gentile.
– L’avvocato entra in campo spesso quando il peggio è già accaduto. C’è’ un messaggio che possiamo inviare alle famiglie e ai giovani stessi?
Davanti a problematiche sociali pesanti come questa, la consapevolezza è il primo baluardo. Cosa possiamo dire alle donne che si trovano a vivere situazioni di questo tipo? Ci rivolgiamo alla dottoressa Maria Rosaria Palmigiano per guidarci in questo percorso, del quale tutti siamo protagonisti e allo stesso tempo responsabili.
Intanto il primo passo per uscire da questa dinamica è infatti quella di rendersi conto di essere indotte a fare qualcosa che gli addetti ai lavori definiscono “egodistonico” ossia non in armonia con i bisogni dell’Io e di interrompere immediatamente, ma soprattutto non accettare queste richieste.
Nel Sexting indietro non si torna. Il click che ha lanciato l’immagine nel Web, spedita magari con l’innocenza di un momento di esaltazione, è oramai nelle mani di un sistema tentacolare e incontrollabile, capace di portarla in capo al mondo in pochi istanti. Deve bastare questa certezza per indurre tutti alla più grande cautela. Bene ha fatto la Polizia Locale di Rimini nel realizzare un video capace di esporre drammaticamente questi pericoli. https://youtu.be/pJmyWVpJeG0
Vi invitiamo a guardarlo, sul filo conduttore espresso dallo slogan “Sei tu, non le tue foto”. Ricordando opportunamente in conclusione che “solo nei film si può tornare indietro”.
S.O.




















