Con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sul Copyright (n.2016/0280 denominata “sul diritto d’autore nel mercato unico digitale”). L’iter del provvedimento partito il 14 settembre 2016 ha registrato discussioni all’Europarlamento molto complesse e subito pressioni delle lobby molto forti. Il principio della riforma è spingere i motori di ricerca le piattaforme online, Google, Yahoo!, Youtube e Facebook, a retribuire meglio i creatori di contenuti (articolo 13), creare un nuovo diritto di pagamento per gli articoli pubblicati anche parzialmente dai servizi internet (articolo 11). Chi si oppone afferma che la riforma avrà conseguenze negative sulla libera diffusione dell’informazione. Potranno essere necessari mesi prima che si arrivi a un testo di compromesso, che dovrà nuovamente essere sottoposto all’Europarlamento.
La posizione del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d’autore. Questo vale anche per i cosiddetti ‘snippet’, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, tale responsabilità imporrebbe a tali soggetti di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web.







