di Roberto Giannini
Un vaccino non è stato trovato, chi ha preso il virus non è immune e può infettarsi di nuovo. La situazione resta drammatica. L’emergenza non è finita. Il pericolo non è scampato. Ci aspettano mesi ancora difficili. Ma il PIL cala, le famiglie sono ad un passo dallo stremo, le aziende sull’orlo del fallimento, altra soluzione non v’è se non quella di riaprire. Che è un pò come riprendere a passeggiare sul campo di battaglia, solo perché non vedi il nemico all’orizzonte, il che non toglie che sia solo nascosto e pronto a sferrare il nuovo e finale attacco. Ma tant’è.
Dunque le imprese e buona parte dei negozi dai primi di maggio apriranno, e gli italiani lasceranno gli arresti domiciliari. Viene da chiedersi quali prescrizioni verranno diffuse e sulla base di quali linee guida. Di certo appare difficile fidarsi dell’OMS: le sue negligenze, i ritardi e le contraddizioni nella gestione dell’epidemia e quell’essere apertamente filo cinese al punto che pare abbia aiutato Pechino ad insabbiare le notizie sulla diffusione del virus, ne fanno un punto di non riferimento.
Restano le direttive degli amministratori locali e, soprattutto il buon senso degli italiani, che solo ad elencarli così in fila, corre un brivido lungo la schiena. Ma l’alternativa è affidarsi all’Onnipotente, e non sappiamo se è attualmente disponibile!
Quanto alle autorità preposte, ci comunicano che per contenere il contagio la distanza di sicurezza deve essere ampliata fino a due metri, devono essere limitati gli spostamenti degli ultrasessantenni e preclusa la facoltà di allontanarsi dal territorio regionale senza che vi sia un valido e giustificato motivo. Si potrà passeggiare, andare a correre e fare sport all’aperto lontani da casa, ma il tutto in solitaria, perché ancora non c’èalcuna data sulla riapertura delle palestre e quando arriverà il via libera, ci saranno regole severe e si dovrà provvedere alla sanificazione e pulizia di tutte le aree comuni e delle attrezzature. Stesse misure per bar, ristoranti, parrucchieri, barbieri, e centri di estetica, che dovranno munirsi di dispositivi di sicurezza, e sanificare tutti i luoghi condivisi.
Quanto al buon senso dei cittadini, di imprenditori, commercianti, albergatori, e professionisti dei singoli settori, bè è proprio questo il tasto dolente, in molti italiani latita se non è del tutto assente. Durante la segregazione ne abbiamo viste di ogni: chi faceva la corsetta quotidiana attorno a casa, chi la spola, tre volte al giorno, tra casa e attività (chiusa al pubblico) senza guanti e mascherina (e portando con se la figlioletta), chi andava a far spesa con la dolce metà, chi portava il cane a far pipì a 8 kilometri da casa .
Tutte persone che hanno attività, esercizi commerciali, uffici, che lamentano la perdita di reddito, e non vedono l’ora di ripartire e tornare ad incassare, perché le spese e le tasse vanno pagate anche se le aziende sono chiuse. Ecco allora che è lecito chiedersi se costoro, che in tempi di quarantena hanno violato le severe direttive ministeriali e regionali mettendo a repentaglio la loro salute e quella degli altri, quando riapriranno le attività saranno in grado di tutelare la nostra di salute, in qualità di clienti. O se invece, ancor di più, cercheranno escamotage per evitare controlli e schivare le barriere di regole incerte e fondate principalmente su assennatezza, criterio ed equilibrio. Perché se a questi soggetti interessa solo incassare, alla salute dei clienti dovrà pensarci il Sistema Sanitario Nazionale. Quindi tutti noi, e come risposta al quesito, è un pò poco.
Non so voi, ma in questi giorni, chiuso in casa, guardando fuori dalla mia finestra, ho preso appunti, ed ho ben chiaro chi è stato ligio e chi no, tanto che ho deciso: una volta riaperte le attività, eviterò quelle di chi non ha rispettato le regole della quarantena, fino a quando il coronavirus non sarà che un semplice, e brutto, ricordo.
