Le truffe sentimentali sono diventate un fenomeno preoccupante. Anche nella nostra regione c’è un forte l’impegno delle forze dell’ordine e delle associazioni che assistono le vittime. Approfondiamo il tema con Jolanda Bonino, presidente dell’associazione A.C.T.A di Torino e la psicoterapeuta Maria Rosaria Palmigiano. 

“Sono stati i giorni più belli della mia vita”. Una frase ricorrente, ascoltando le vittime delle tante truffe romantiche delle quali oggi è costellato il web. Alcune di loro, anche messe davanti la dura realtà dell’inganno, ammettono di avere creduto profondamente in quel sogno infranto. Trappole che uccidono i sentimenti migliori di una persona e svuotano i conti correnti. Un mercato floridissimo, condotto da gente senza scrupoli, organizzatissima, determinata. Anche nella nostra regione numerosi sono gli episodi denunciati. Molti di più, sicuramente, quelli avvenuti nell’ombra, con vittime che non hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto. Accanto alla legge e alle forze dell’ordine operano alcune associazioni di volontariato impegnate a seguire il percorso di queste persone ferite e derubate dei loro averi, alcune delle quali con sede in Romagna. Leggendo le cronache risultano davvero impressionanti le cifre di denaro estorte a donne e uomini finiti nel mirino dei loro aguzzini. Sempre decine di migliaia di Euro: anche cinquanta, centomila. Versate in buona fede, nella convinzione di stare facendo qualche cosa di buono e di giusto.

Dietro a tutto questo, ci sono organizzazioni di gente spietata; lavorano nell’ombra, in ogni parte del mondo con un unico obiettivo: fare soldi spezzando il cuore di chi crede nell’amore sincero.
Va detto, purtroppo, che molti di questi truffatori la fanno franca.
Inquirenti e associazioni sono concordi: vediamo solo la punta di un iceberg di un fenomeno ancora in gran parte da portare in superficie.

La casistica è spaventosa. Affrontiamo il tema con la dottoressa Jolanda Bonino, fondatrice dell’associazione A.C.T.A (azione contro le truffe affettive Lotta al cybercrime) di Torino, impegnata nel   supportare le persone cadute nella rete dei corteggiatori informatici e la dottoressa Maria Rosaria Palmigiano, psicologa psicoterapeuta, consulente per il ministero della giustizia, che si occupa da anni di relazioni pericolose e di prevenzione del femminicidio, specialisti a cui, chi sospetta di essere caduto nel tranello, può rivolgersi con fiducia. < La truffa affettiva è una spregevole forma di manipolazione psicologica studiata meticolosamente da soggetti facenti parte di organizzazioni criminali, che facendo leva sulla parte più vulnerabili dell’animo umano: sentimenti, generosità, solidarietà, altruismo, compassione, ingannano le ignare vittime arrivando a chiedere loro del denaro> ci spiega la dottoressa Bonino. 

< Vengono estorti soldi a donne e uomini di ogni ceto sociale e professionale. Le età vanno dai 30 agli 80 anni con maggior percentuale tra i 40 e i 65. La modalità di una truffa affettiva è bifasica. Nella prima fase si viene contattati sui social attraverso richieste di amicizia da uomini quasi sempre molto affascinanti, facenti parte di vere e proprie bande, il più delle volte vedovi e con figli (profili falsi). Inizia una serie di scambi di messaggi, si instaura un rapporto amichevole, confidenziale, che può durare anche mesi, solo che a un certo punto inizia la richiesta di denaro, anche in più momenti, motivata da una serie di sventure di cui il soggetto riporta di essere stato colpito. Ecco la trappola. La truffa è studiata a tavolino, a misura per ogni persona tanto che ci casca chiunque, anche giornaliste, psicologhe, avvocate ecc. Il comune denominatore per tutte è la non conoscenza del fenomeno>.

Diamo la parola alla psicoterapeuta. Dottoressa Palmigiano, proviamo a delineare l’approccio del truffatore con la vittima.

< La truffa affettiva è una forma di violenza psicologica che ha come nucleo centrale la manipolazione psicologica. Già dalle prime battute, infatti, quello che poi diventerà il truffatore, inizierà a manipolare la vittima utilizzando un linguaggio caldo ed empatico finalizzato a conquistarne la fiducia e sollecitando altresì nella vittima, per un meccanismo di reciprocità, lo stesso tipo di confidenze e scambi.> Stiamo parlando di un fenomeno del quale si occupano anche i mass media. Chiediamo alla presidente di A.C.T.A.  l’importanza della comunicazione. 

< Si, noi abbiamo proprio puntato sull’informazione che al momento è l’unica arma che abbiamo, cercando, con attenzione, di non far veicolare i soliti stereotipi di donne sole o “zitelle”. Questi criminali possono colpire anche persone già legate sentimentalmente e il più delle volte tutto inizia giusto per scambiare qualche parola>.Chiudiamo la nostra conversazione con la dottoressa Palmigiano. 

< La truffa affettiva rientra a pieno titolo in una relazione pericolosa, perché anche se non avviene un contatto in presenza tra i due protagonisti, il logorio perpetrato da questi truffatori a livello psicologico, impatta negativamente sulla persona portando tutta una serie di conseguenze. C’è chi, una volta scoperto di essere stato truffato/a si ritrova in una condizione di depressione reattiva; c’è chi sviluppa forti sensi di colpa verso i propri cari ignari di tutto e altri che hanno ha messo fine alla propria vita o han tentato di farlo, con l’obiettivo di mettere fine all’angoscia. Occhi aperti, quindi. Il lupo ha sempre fame >.

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