Il rumore rilevato mercoledì scorso dalla zona dove si trovava l’Ara San Juan, il sottomarino argentino scomparso da quel giorno nell’Atlantico del sud, è stata “un’esplosione”. Lo ha annunciato il portavoce della Marina militare, Enrique Balbi.
Ieri, Balbi aveva parlato di “un nuovo indizio” nella ricerca del San Juan, una “anomalia idro-acustica, un rumore” rilevato lo scorso 15 novembre, intorno alle 11 del mattino (le 15 in Italia), circa 30 miglia a nord dal punto dal quale il San Juan si era messo in contatto per ultima volta con il comando della Marina, quattro ore prima. L’analisi di questo rumore, ha precisato oggi il portavoce militare, ha permesso di stabilire che si trattava di “un evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare”, cioè “una esplosione”. Poco prima della conferenza stampa di Balbi a Buenos Aires, questa informazione è stata data ai famigliari dell’equipaggio del San Juan, riuniti nella base navale di Mar del Plata, che sono usciti dalla struttura in lacrime e abbracciandosi.

Il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu ha inviato specialisti della 328a unità di ricerca e salvataggio della Marina russa per partecipare alle ricerche del sottomarino argentino. Lo ha annunciato il ministero della Difesa citato dalla Tass. Su ordine del presidente russo Vladimir Putin, il ministro ha parlato al telefono con la sua controparte argentina. Shoigu ha ordinato l’invio immediato di un gruppo mobile di specialisti a bordo di un aereo da trasporto militare insieme al sommergibile portatile telecomandato Pantera Plus.

“La nostra Marina aveva chiesto la collaborazione degli Stati Uniti, che a loro volta hanno chiesto informazioni a diversi organismi che rilevano eventi idro-acustici in tutto il mondo. Dopo aver riunito questa informazione ed effettuato un’analisi esaustiva e centralizzata negli Usa, che ha richiesto il suo tempo, oggi abbiamo ricevuto questo indizio”, ha spiegato il portavoce militare. In base a questo nuovo indizio, ha aggiunto, si sta procedendo a un nuovo monitoraggio dell’area dalla quale proverrebbe il rumore, seguendo lo stesso modello di “triplo controllo” usato in precedenza. Balbi ha puntualizzato che le ricerche “continuano con tutti i mezzi per avere una prova concreta su dove sia il sottomarino e i nostri 44 uomini dell’equipaggio”.

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