Un ex sommozzatore della Marina thailandese, uno dei soccorritori dei ragazzini bloccarti nella grotta in Thailandia è morto per mancanza di ossigeno.
Aveva 37 anni e faceva parte del team dei soccorritori volontari: ha perso conoscenza mentre stava riemergendo. L’ossigeno non è stato sufficiente.  per mancanza di ossigeno dentro le grotte.

l livello dell’ossigeno nella grotta di Tham Luang dove sono intrappolati i 12 ragazzi thailandesi con il loro allenatore è sceso al 15%, ben sotto al valore normale del 21%. Lo hanno annunciato i responsabili delle operazioni di soccorso, senza specificare quanta autonomia di respirazione abbia il gruppo intrappolato circa quattro chilometri all’interno.

L’uomo è riuscito solo a dare i due strattoni al cavo di segnalazione, per dire che qualcosa non andava. I compagni l’hanno recuperato quando ormai non c’era più nulla da fare, inutile tentare una rianimazione. Saman era incaricato di posizionare le bombole d’ossigeno in una delle cavità asciugate in queste ore, la camera 2, e poi doveva tornare alla base di soccorso che si trova 700 metri dopo l’ingresso principale dei dieci chilometri di cunicoli di Tham Luang.

Si continua intanto a lavorare senza sosta nella posa di un tubo lungo, quasi cinque chilometri, che possa immettere ossigeno nella cavità dove sono prigionieri i giovani calciatori.

Il 37enne soccorritore ha perso conoscenza sulla via del ritorno, e i tentativi di farlo rianimare sono falliti. Per compiere il tragitto di andata e ritorno tra l’entrata della grotta e il punto dove i calciatori e il loro allenatore sono bloccati servono circa undici ore.

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