È l’ennesimo caso di cani illegalmente importati dal Paesi dell’est Europa quello accertato dai Carabinieri della Stazione di Correggio in collaborazione con i colleghi della Stazione Forestale di Reggio Emilia. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, due donne, titolari di un allevamento di chihuahua della provincia di Brescia, sono ritenure responsabii di un giro di importazione clandestina di animali i quali, dopo aver falsificato la documentazione ed aver apposto i microchip illecitamente detenuti, venivano rivenduti assicurando così ingenti guadagni. Le indagini hanno evidenziato le modalitá del traffico di bestiole.

I cagnolini venivano portati in Italia e consegnati, dopo lunghi viaggi stipati in piccole scatole di cartone, all’allevamento in orari improbabili o, in taluni casi, erano le stesse donne che si recavano all’estero con due auto prese a noleggio facendo il viaggio di rientro, dopo aver prelevato gli animali in un’area di servizio autostradale, a debita distanza tra loro affinché l’auto davanti potesse segnalare a quella che la seguiva l’eventuale presenza di controlli da parte delle forze dell’ordine.

Conclusa la fase preliminare i Carabinieri della Stazione di Correggio e della Stazione Forestale di Reggio Emilia, venerdì scorso hanno dato corso ad una serie di perquisizioni, eseguite nella sede legale dell’allevamento e in altri luoghi nella disponibilità delle due indagate, siti nei comuni di Luzzara e Correggio, nel reggiano, Pavullo nel Frignano, provincia di Modena e Ponte San Marco Calcinato, nel bresciano, che hanno consentito di rinvenire e sequestrare 56 cani chihuahua, 150 pergamene pedigree di cui 3 già abbinate a microchip non inoculato, numerose confezioni di farmaci ad uso ospedaliero, presidi medico-chirurgici, materiali per medicazione e materiale sanitario per la pulizia, passaporti rilasciati da autorità straniere a favore di cani non presenti nell’allevamento, libretti veterinari associati ad animali non presenti, libretti veterinari in bianco ed anche un blocco di carta intestata “Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna – Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena”, usato verosimilmente per la falsificazione di certificazioni. Le indagate dovranno ora rispondere dinanzi all’Autorità Giudiziaria reggiana dei reati di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, esercizio abusivo di una professione e frode nell’esercizio del commercio.

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