I contributi sono quella parte di retribuzione dei lavoratori dipendenti o del reddito di lavoro autonomo che è desinata al finanziamento di prestazioni previdenziali, la pensione, o assistenziali, infortuni e malattie. Senza il versamento dei contributi non ci sarebbero i diritti a ricevere tutta una serie di prestazioni di grande importanza: sia in caso di interruzione del lavoro per malattia o infortunio o per raggiunti limiti di età. Quindi pensioni e diritti a diverse prestazioni assistenziali.

Com’è noto per i lavoratori dipendenti il prelievo dei contributi avviene direttamente dalla busta paga. In altri termini il datore di lavoro trattiene una somma dalla retribuzione che poi versa all’Inps. Il contributo è obbligatorio in quanto stabilito da apposita legge dello Stato. Eventuali accordi fra le parte per non pagare e versare le contribuzioni non hanno valore, mai. I contributi vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda: una parte è a carico del datore di lavoro ed una parte dello stesso lavoratore. La parte dovuta dal datore è pari a due terzi del totale mentre un terzo è a carico del lavoratore dipendente.

La retribuzione è costituita da tutto ciò che il lavoratore percepisce in danaro o in natura al lordo di qualsiasi contributo o trattenuta. Il versamento dei contributi all’Inps da parte del datore di lavoro deve avvenire regolarmente ad ogni mese. L’Istituto provvederà ad accreditarli nel conto intestato al lavoratore e tenuto quale posizione assicurativa. Una clausola importante non sempre conosciuta: l’Inps accertata l’evasione contributiva da parte del datore di lavoro in base al principio di automatismo delle prestazioni, riconosce al lavoratore la copertura assicurativa del periodo in questione, anche se l’azione di recupero da parte dell’Istituto non dovesse concludersi favorevolmente.

Il lavoratore che accerta la sussistenza di un’omissione contributiva sulla propria posizione assicurativa per periodi retroattivi inferiori a 5 anni può presentare all’Inps ( più semplice farlo attraverso un Patronato) regolare denuncia con la documentazione disponibile. Ma attenzione se i mancati versamenti riguardano periodi di oltre 5 anni addietro tutto diventa molto più complicato in quanto cadono in prescrizione.

In questi casi può essere possibile un’azione giudiziaria (ma le lungaggini potrebbero portare a vincere la causa troppo..tardi) oppure chiedere di poter riscattare direttamente i mancati versamenti. Che hanno di negativo il fatto di essere molto onerosi, e naturalmente a carico del lavoratore stesso. La domanda di riscatto può essere presentata anche quando si è già in pensione per aggiornare in aumento l’assegno mensile, ed avranno decorrenza dal periodo in cui dovevano essere versati.

Ottavio Righini

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