Il 2020 e l’inizio ( speriamo) del 2021 ha messo a dura prova il mondo intero ed il nostro Paese, dal punto di vista politico, sociale, economico oltreché dal punto di vista della salute. Cosa pensano i nostri connazionali? Una indagine condotta dall’Istituto di ricerche di mercato Research su incarico dell’Associazione 50&più ci dà una fotografia della situazione. Naturalmente è una ricerca campione, pur con tutte le regole che prevede tale tipo di indagine, e quindi molto credibile, seppure perfettibile.

Il tema proposto agli intervistati è stato “L’emergenza Covid 19, primi sintomi di impatto sociale e prospettive nel nuovo periodo”. Il 16,7% degli intervistati ad esempio, si dichiara fiducioso di un ritorno alla normalità di sempre al termine della pandemia, mentre il 60,40% pensa che avremo una diversa normalità ed il restante 22,9% dichiara di non avere prospettive per il futuro.

E a proposito del futuro un quesito ha indagato sulle preoccupazioni e le risorse che si vorrebbero investire appena finita la pandemia. Il primo pensiero del 73,7% degli intervistati ha detto di avere preoccupazioni circa il benessere della propria famiglia, il restante ha fatto seguire il lavoro, la salute, le relazioni sociali. E per ribadire quanto alto sia il valore della famiglia per il 71% si dice principalmente disposto a impiegare tempo, denaro e altre risorse per la cura del nucleo familiare quale primo valore su cui puntare anche per assicurare la coesione sociale fra tutti i cittadini.

Scarsa fiducia nei politici tanto che per il 70,6% degli intervistati la voce degli italiani non sarà ascoltata, questo per almeno un triennio. Triennio che per il 70,2% porterà il nostro Paese ad un forte impoverimento e con scarse prospettive anche per gli anni a seguire. Ne consegue che il restante 29,8% invece pensa che ci saranno ottime prospettive di crescita per coloro che avranno voglia di innovare ed investire.

Dal punto di vista economico il 36,5% dei lavoratori ha dichiarato di non aver subito alcuna riduzione della propria attività lavorativa, il 2,8% ha invece perso il lavoro, il 30,7% ha visto ridurre lavoro e reddito. Invece i pensionati, pur con le maggiori preoccupazioni per la salute, vista l’età, nel 96,3% degli intervistati ha dichiarata di non aver avuto diminuzioni di reddito. Tanto che il 50,8% dichiara di avere nel periodo preso in considerazione aumentato il loro aiuto economico nei confronti della famiglia cui hanno passato parte della pensione. Ma ribadiamo che questa prassi è sempre stata alla base della cultura dei nostri pensionati.

Che non sia stato un periodo facile lo sappiamo tutti ( speriamo solo che non duri ancora per molto tempo) ma il 57,9% ha dichiarato di aver usato maggiormente le moderne tecnologie, per molti è stato necessario e piacevole migliorare la propria alfabetizzazione digitale. Infine, un problema che purtroppo durerà oltre la pandemia, il 65,3% ha vissuto una situazione di particolare isolamento sociale, maggiormente fra coloro che hanno un’età fra i 35 ed i 64 anni. Riportiamo i commenti rilasciati su questi dati da Gabriele Sampaolo, Direttore Generale dell’Associazione 50&più. “La silver economy ha un effetto importante sull’economia ed in periodi di profonda crisi, come quello che stiamo vivendo, costituisce anche un importante supporto per molte famiglie. Sono i nonni e gli over 60 infatti che sempre più spesso compensano le difficoltà economiche dei singoli nuclei, aiutando figli e nipoti.” Questo il commento di Anna Maria Melloni, direttrice del Centro Studi di 50&più. “La pandemia, con i suoi effetti e i suoi risvolti, ci ha portato a riconsiderare il valore delle relazioni e degli assetti con cui fino ad oggi abbiamo organizzato le nostre vite. Con l’isolamento, le interazioni sociali ridotte, lo smart working e la didattica a distanza, ci siamo trovati ad affrontare un rallentamento dei ritmi che ci ha permesso di riscoprire, nella maggior parte dei casi, la famiglia, il benessere dei nostri cari ed una dimensione affettiva più intima”.

Ottavio Righini

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