In attesa di rileggere la manovra del Governo che si è occupato in maniera importante sulle pensioni, riservandoci di affrontare il problema la settimana prossima, oggi vogliamo brevemente ricordare quali sono le tasse che i pensionati in Italia devono pagare ( con un confronto sugli altri Paesi UE).

Come è ben noto ogni cittadino è chiamato a contribuire nei confronti dello’Erario a secondo della propria capacità contributiva. Quindi anche coloro che percepiscono una pensione, fosse pure l’unico cespite disponibile devono fare il proprio dovere di cittadini/contribuenti. Come vedremo con una eccezione.

Così come avviene per gli stipendi, un conto è l’importo lordo altro è quello netto. Ricordo che nel nostro Paese gli unici ( salvo altri) che percepiscono stipendi al netto sono i calciatori. Così se il campione ha uno stipendio ( ingaggio) di un milione l’anno (calciatore mediocre!) significa che la tassazione spetta alla società, percependo lui la cifra concordata. Non avviene così per i “comuni mortali”. Come i pensionati: Se hanno maturato una pensione di mille euro mensile, da questa vanno dedotte le tasse (di stato, regione, comune) pertanto il realmente percepito sarà inferiore in modo diverso secondo varie variabili).

Come dicevamo gli unici pensionati che percepiscono la pensione netta uguale al lordo sono coloro che hanno un assegno annuo totale inferiore a 8.125 euro, questo dal 2017. Tutti gli altri pagheranno in relazione all’importo maturato, con questa scaletta:

Da 8.126 a 15.000 euro tassazione del 23% .

Da 15.001 a 28.000 euro 27% (per la parte eccedente i 15mila euro).

Da 28.001 a 55.000 euro 38% ( per la parte eccedente le due precedenti aliquote).

Da 55.001 a 75.000 euro 41% ( per la parte eccedente le tre precedenti aliquote).

Oltre i 75.001 euro 43% ( sempre a scalare).

Oltre all’IRPEF ( che va allo Stato), le pensioni pagano anche un’imposta Regionale, che nel caso dell’Emilia-Romagna è scaglionata sugli stessi importi e con lo stesso sistema dell’IRPEF in queste percentuali: fino a 15.000euro 1,33% – da 15.001 a 28.000 euro 1,93% – da 28001 a 55.000 euro 2,03% – da 55001 a 75.000 euro 2, 23% – oltre questa somma il 2,33%. A titolo esemplificativo ricordiamo che per esempio Sardegna, Valle d’Aosta e Veneto hanno una unica aliquote per tutti gli scaglioni pari all’1,23% e sono le meno care.

A queste vanno aggiunte altre piccole aliquote che vanno direttamente ai Comuni di residenza, e sono diverse fra loro.

Chi avesse la fortuna di ricevere più pensioni non dovrà fare nulla, gli Istituti eroganti sono in contatto fra loro e riescono ad applicare al cittadino le giuste aliquote relativamente alle somme percepite.

Ne abbiamo scritto qualche settimana addietro. Queste imposizioni sono piuttosto alte e incidono in maniera importante anche su pensioni al limite della sopravvivenza. Ecco perché da qualche anno chi non ha particolari necessità di rimanere in Italia sceglie di andare all’estero in Paesi nei quali per convenzione fra Stati oltre alla persona si trasferisce anche la tassazione. Così chi si trasferisce per sei mesi e un giorno in Portogallo o in Tunisia si vedrà pagata l’intera pensione senza nessuna trattenuta. Migliaia i nostri connazionali che hanno fatto questa scelta, per cui si sta pensando anche in Italia di premiare coloro che pur rimanendo in Patria, scegliendo la residenza in alcune zone del Paese potrebbe essere esente dal pagamento delle imposte. Mediamente i pensionati italiani hanno una tassazione che è del 20,73%

Ma come stanno i nostri vicini europei con le imposte sulle pensioni? Parlando sempre di prelievi medi in Germania siamo allo 0,2% in Francia al 5,2% in Spagna 9,5%. Inoltre  da noi il pensionato a parità di reddito paga più imposte del lavoratore dipendente, non così negli altri Paesi.

E’ facile a questo punto chiedersi perché noi dobbiamo adeguarci quasi sempre all’Europa solo quando ci rimettiamo?

Ottavio Righini

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