Cerchiamo di riepilogare il complicato problema delle pensioni alla luce dei vari cambiamenti degli ultimi cambiamenti. Partiamo, purtroppo, dal crollo del PIL dovuto alla terribile pandemia di Covid 19 che oltre alla salute ha creato e creerà enormi problemi alla nostra economia. Il Governo sta provvedendo in qualche modo, giustamente, ad aiutare imprese e cittadini con miliardi a decine (pare), ma al momento nulla sulle pensioni vecchie e nuove.

Dobbiamo dire che negli ultimi anni le cose sono peggiorate, sia per le vecchie pensioni che non hanno visto riconosciuto, come prevede la legge, l’adeguamento corretto all’aumento del costo della vita, e le nuove hanno delle nuove modalità di calcolo che penalizzano gli aventi diritto.

Partiamo dalla Riforma Monti del 2011 ha previsto per tutti il “sistema di calcolo contributivo”, significando che dal 2012 le relative quote pensione sono state conteggiate tenendo conto dei contributi versati anche per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già versato almeno 18 anni di contributi. La data del 31 dicembre 1995 fa riferimento alla Riforma Dini ( come vediamo in molti negli ultimi decenni hanno messo mano con “Riforme” alle pensioni) per cui il sistema di calcolo delle pensioni si differenziava a seconda dall’anzianità contributiva del lavoratore. Per chi a quel momento Aveva almeno 18 anni di contributi versati si applicava il sistema “contributivo”, per coloro che avevano meno di 18 anni si applicava un sistema misto, “contributivo” e “retributivo”, per i lavoratori che avevano cominciato a versare contributi dall’inizio 1996 si cominciava ad applicare il solo sistema contributivo. Questa riforma rimane in vita solo per coloro che sono andati in pensione entro il 31 dicembre 2011.

Il sistema contributivo funziona come un’assicurazione in cui il lavoratore versa i propri contributi, che al momento sono rappresentati per i dipendenti in una percentuale del 33% sullo stipendio, stessa percentuale per i Co.co.co., mentre il lavoro autonomo versa il 24% del proprio reddito. Successivamente viene fatto un calcolo con dei coefficienti fissati dal Ministero, per poter scoprire la cifra di pensione mensile. Che sono determinati dagli anni di contributi, dall’aspettativa di vita, rivalutazione, e età di pensionamento. Non è un calcolo facile ed un Patronato come 50&più di Confcommercio può effettuarlo del tutto gratuitamente presso i propri uffici presenti in tutta Italia.

Facciamo un unico esempio per chiarire il metodo. Prendiamo un lavoratore che abbia versato durante il periodo lavorativo una somma di 250.000 euro e decida di andare in pensione a 65 anni nel prossimo 2021. Grazie al coefficiente corretto risulterà una pensione di 13.050 annui lordi, se avesse 67 anni di età il risultato sarebbe di 14.010 l’anno.

Sono pochi, sono molti, sono giusti? Ad ognuno il proprio giudizio. Per tutto l’augurio di un anno prossimo comunque migliore di quello appena finito.

Ottavio Righini

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