E’ il Paese a noi più vicino, vediamo come vanno i valori delle pensioni per i nostri cugini d’ oltralpe. Intanto ricordiamo che in Francia le pensioni funzionano in modo molto diverso che da noi. Diverse categorie di lavoratori gestiscono i loro fondi pensionistici in maniera diversa fra loro, per cui abbiamo lavoratori che con lo stesso numero di anni lavorati percepiscono circa 1000 euro mensili ( categoria non protette) mentre altri, come i ferroviari, ricevono anche oltre 2000 euro mensili. Emmanuel Macron sta pensando di mettere mano al problema, molto sentito anche qui, ma le soluzioni non sono facili. Chi ha privilegi non li vuole perdere, chi è oggi penalizzato chiede interventi immediati e “pesanti”. Anche l’età pensionabile è diversa fra le varie categorie. I ferrovieri vanno in pensione a 50 anni, i dipendenti delle società gas e elettricità a 57 anni. Ma i ballerini possono andare in pensione già a 42 anni!

Si sta pensando ad una “pensione a punti” uguale per tutti con alcune categoria che peggiorerebbero la loro condizione a favori di altri oggi meno fortunati. Intanto in Francia spesso ci sono scioperi proprio rivolti contro le riforme pensionistiche.

Visto così, in linea mediana, in Italia non possiamo lamentarci troppo. Anche se molto da migliorare ci sarebbe.

Rispetto al PIL ( prodotto interno lordo) in Italia le pensioni pesano per il 16,1%. Solo la Grecia spende più di noi arrivando a spendere il 17,5% del PIL. La Francia il 15%, la Spagna il 12,1%, la Germania l’11,8%. La media dell’Unione Europea il 12,6%.

Ma attenzione il PIL in ogni Paese è diverso, per cui avere una percentuale di spesa alta non significa che ci siano pensioni più alte!

Le pensioni sono un enorme problema, che avrà sempre maggiore impatto sulla vita dei cittadini, tenendo conto che, fortunatamente, la vita media aumenta costantemente ( un po’ meno negli ultimi anni!) ed i percettori di pensione la riscuotono sempre per più anni.

Ottavio Righini

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