A volte possiamo dare l’impressione di ripetere i nostri interventi incentrati prevalentemente sui problemi delle pensioni. E questo perché purtroppo il tema oltreché complesso viene costantemente variato dai nostri governanti che prima fanno, poi disfanno, poi rifanno e non è sempre seguirli anche per gli addetti ai lavori, penso quanto sia difficile per il lettore. Comunque noi continuare ad informare seguendo quanto avviene in questo “martoriato” settore. Oggi riprendiamo il problema che pare di poco conto ma in effetto non lo è: cioè quello della rivalutazioni delle pensione degli italiani.

Il disegno di legge di Bilancio 2020, ancora all’esame del Parlamento, prevede per il biennio 2020/2021 un nuovo meccanismo ( l’ennesimo) di rivalutazione automatica delle pensioni al costo della vita. Per il pensionato spesso si tratta di importi molto piccolo ed all’apparenza insignificanti, ma per l’Ente erogatore si tratta di molti milioni.

L’attuale meccanismo contenuto nella legge di Bilancio 2019 contrariamente a quanto stabilito dalla normativa che avrebbe previsto un ritorno ad una indicizzazione piena, ha invece stabilito un meccanismo di “sterilizzazione” per il triennio 2019/2021. Si è riconosciuta la perequazione sulla base di sette fasce con aliquote decrescenti per i trattamenti fino a 9 volte il trattamento minimo Inps. Come già detto per quest’anno sono prevede che i pensionati sopra le tre volte il minimo si trovino nel mensile solo pochi euro in più, ma molto meno rispetto a quello che avrebbero diritto di avere e per questa ragione ci sono state nelle ultime settimane protesta a Roma da parte di organizzazioni di pensionati.

Per il biennio 2020/2021 come anticipato la rivalutazione automatica dei trattamenti avrà questi scaglioni ed aliquote migliorative: 

100% di rivalutazione, sull’indice di aumento del costo della vita, per pensioni fino a 4 volte il minimo:

77% di rivalutazione a quelle fino a 5 volte il minimo;

52% per i trattamenti fino a 6 volte il minimo;

47% per i trattamenti fino a 8 volte il minimo;

45% per i trattamenti fino a 9 volte il minimo;

40% per i trattamenti oltre 9 volte il minimo.

Un po’ meglio di oggi, ma non è quello che i pensionati si sarebbero aspettati. Ma il Governo ha bisogno di fare cassa in continuazione ed uno dei modi mai abbandonato da nessun Governo continua ad essere quello di mettere le mani in tasca ai pensionati.

Ottavio Righini

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