Ritorniamo su un argomento trattato già alcune volte nel corso degli ultimi anni, ma purtroppo sempre di attualità per una categoria che viene troppo spesso trattata come un “bancomat” dal Governo.

Ricapitoliamo la ragione del nostro allarme, ma soprattutto allarme dei Sindacati del Pensionati che da anni si stanno battendo per riavere quanto prelevato negli ultimi anni da leggi che penalizzano coloro che hanno dei redditi certi e certificati e, purtroppo, poca possibilità di avere sistemi di pressione politica nei confronti del Governo ( diciamo scioperare e mettere in crisi servizi e produzioni),

In un momento di crisi, l’ennesima del nostro Paese, la Fornero mise mano alle pensioni, nel senso di come e quando mandare i lavoratori a riposo. Ma non solo il Governo mise mano in tasca a coloro che già prendevano l’assegno pensionistico. In che modo: penalizzando le pensioni che superavano di tre volte il minimo previsto, quindi circa tutte quelle che superavano all’incirca la somma mensile di circa 1500 euro, decurtando gli aumenti che per legge sarebbero dovuto in relazione al costo della vita. A tale proposito anche la Corte di Costituzionale aveva dato ragione ai Sindacati dei pensionati chiedendo che fosse ripristinato il metodo della rivalutazione piena al 100%. Invano. Perché vengono con tale sistema risparmiati oltre 2 miliardi ogni anno.

Ma praticamente quando ci rimettono i pensionati ? ( che non dimentichiamo sono in gran parte coloro che in tempi di crisi riescono nonostante tutto ad aiutare le famiglie di figli e nipoti)

Coloro che hanno un assegno di tre volte il minimo, come detto poco più di 1.500 euro, subiscono una decurtazione mensile di circa 74 euro che diventano oltre 960 euro l’anno. Coloro che hanno un assegno mensile di 2.800 perde 197 euro al mese che assommano a oltre 2.500 euro ogni anno. Chi ha una pensione mensile di 5.190 euro ha una differenza mensile di 614 euro che diventano quasi 8.000 in un anno. E molto spesso si tratta di pensioni contributive ( vale a dire calcolate in base ai contributi effettivamente versati durante il periodo lavorativo).

A questa palese ingiustizia, non lo diciamo noi od i Sindacati, ma la Corte Costituzionale, se ne aggiunge in qualche modo un’altra cui nessuno riesce a porvi rimedio. Si tratta della tassazione che per i pensionati italiani vale il doppio della media dei Paesi OCSE. E molti pensionati negli ultimi anni per porvi rimedio ha dovuto emigrare in quei Paesi che per convenzione internazionale, pagano ai pensionati provenienti dal nostro Paese l’intera somma lorda. Paesi dove spesso il costo della vita è inferiore, anche di molto, rispetto a quello italiano. 

Ma cosa dobbiamo fare gli emigranti negli ultimi anni della nostra vita?

Ottavio Righini

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