Quando si parla di pensioni vengono alla mente solitamente problemi. Per il Governo, per l’INPS ( Istituto Nazionale di Previdenza Sociale), ma soprattutto per pensionati e pensionandi. L’ Italia, ci racconta l’Istat proprio in questi giorni, è il secondo paese al mondo per longevità. Quindi un paese che invecchia, dove fra un po’ di anni i pensionati saranno pari a coloro che lavorano e quindi si pongono vari problemi che sarà bene pensare di risolvere. E’ certamente una fortuna che noi italiani godiamo di una lunga vita, forse perché abbiamo aria buona, ottima alimentazione, spirito da vendere, ma non vorremmo essere veramente un problema, ci piacerebbe essere soprattutto una risorsa. Ma Governo e Inps insieme devono trovare una quadra per risolvere al meglio la questione, oggi molto dibattuta che crea scontento fra i pensionati ed i pensionandi.

Oggi non ci occuperemo di un particolare tema specifico riferito alla previdenza, ma intendiamo fare un “volo libero” su alcuni problemini inerenti il welfare di cui ogni giorno sentiamo parlare , o magari ci toccano direttamente.

Cominciamo da un’intervista ad un importante economista Sandro Gronchi rilasciata qualche giorno fa al quotidiano il Sole 24 Ore che dice esattamente: “ Le regole di accesso alla pensione devono essere basate sull’età e non anche sull’anzianità lavorativa. Anziché restituire a quest’ultima gli spazi perduti con l’abolizione delle quote, occorre aggiustare la macchina contributiva modificandone ingranaggi importanti come i coefficienti di trasformazione, con i quali si stabilisce il valore delle pensioni anche in base alla speranza di vita dei beneficiari, l’indicizzazione, la reversibilità e l’invalidità”. Parole forse sacrosante ma non certo di buon auspicio per coloro che stanno contando anni o mesi per raggiungere la sacrosanta pensione. Ricordiamoci comunque che si va sempre più verso una pensione contributiva, cioè rapportata ai contributi effettivamente pagati durante il periodo lavorativo, in maniera diretta dagli autonomi e attraverso il datore di lavoro per i lavoratori dipendenti: ma sempre frutto di parte del proprio lavoro!

Ma attenzione, per molto tempo non è stato così, e spesso vengono al pettine categorie di pensionati privilegiati che usufruiscono di pensioni molto alte anche se non supportate da contributi effettivamente versati. 

I primi a venire alla mente sono i nostri Parlamentari che con 2600 vitalizi costano all’Inps ( cioè a noi) una somma vicina ai 193 milioni ogni anno. Ma possiamo annoverare fra i privilegi anche le pensioni ed i vitalizi di ex Consiglieri regionali, non di tutte le ragioni, poiché in alcune come in Emilia-Romagna si sono approvati tagli significativi su questi assegni. Altri cittadini fortunati i Sindacalisti che si ritrovano ad avere contribuzioni aggiuntive per la loro attività spesso distaccata dal lavoro permettendo loro di avere un doppio stipendio ed una doppia contribuzione, e secondo quanto se ne sa sarebbero oltre 17mila. A questi si aggiungono dirigenti di partito che con contributi poco più che simbolici e pochi anni di lavoro nel settore si possono ritrovare ad avere pensioni eterne che sarebbero costate, per i 37mila privilegiati dalla legge Mosca, alle casse pubbliche ( sempre noi) dal 1975 ad oggi oltre 12 miliardi. Tra le categorie certamente più fortunate nel problema pensioni sicuramente ci sono i Magistrati che godrebbero di una pensione media di 103mila euro l’anno. Anche i componenti la Consulta ( ex Magistrati) non se la passano peggio. Ma è corretto dire che non sono solo questa categorie che hanno e hanno avuto privilegi (tali perché diversi da quelli di tutti gli altri cittadini lavoratori). Anche perché troviamo per esempio i Ferrovieri che secondo Boeri (Presidente INPS) il 96 per cento di loro percepiscono pensioni superiori ai contributi effettivamente versati e questa situazione di favore ha portato la gestione, confluita in INPS nel 2000, ad un bilancio negativo per oltre 4 miliardi di euro. Ma non vogliamo neppure dimenticare, i più avanti in età lo ricordano bene certamente, i cosiddetti pensionati baby. Una legge del Governo Rumor del 1973 (chissà perché poi) aveva previsto che nel pubblico impiego potessero lasciare il lavoro le donne con figli con 14 anni , 6 mesi e un giorno di contributi versati, mentre gli uomini potevano andare in pensione con quella legge dopo 19 anni, 6 mesi e un giorno di versamenti. Questa legge fu abrogata dal Governo Amato nel 1994, ma costa all’INPS ( cioè a noi) ogni anno 9 miliardi di euro, e ne usufruiscono 531mila lavoratori, che non hanno certo colpe, hanno solo avuto la fortuna di poterne approfittare al momento opportuno. Si sta parlando di tagliare le pensioni d’oro, in questi giorni, ci sono circa 30mila persone che in Italia ricevono pensioni lorde di oltre 90mila euro anno, con un costo di 3,3 miliardi di euro oltre l’1% dell’intera spesa pensionistica italiana.

Si dice che l’INPS sia oberato da debiti anche se lavoratori e datori di lavoro versano ogni mese miliardi di contributi. Allora cosa succede? L’INPS non è solo un ente previdenziale ( incassare contributi e pagare pensioni) ma si occupa di altre partite che nulla hanno a che vedere con le pensioni. Pare sia una specie di bancomat per soddisfare le tante esigenze del paese. Magari una importante riforma no?

Chiudiamo, oggi non siamo molto positivi, con la tassazione dei pensionati italiani che pur essendo a tutti gli effetti cittadini europei non godono fiscalmente parlando degli stessi trattamenti. Un esempio: un pensionato italiano che percepisca 1.550 euro mensili ( non certo pensione d’oro!) paga tasse per oltre 4mila euro annui, un tedesco paga solamente 39 ( trentanove) euro annui. Ecco forse perché molti nostri connazionali si trasferiscono in Portogallo, in Bulgaria, in Tunisia in Costarica, ecc. dove le loro pensioni vengono pagate al netto dalla tasse e quindi si possono ritrovare il 20-30% in più che non in Italia, magari con costi della vita più bassi. Ma è giusto diventare pensionati emigranti per ricevere un assegno più adeguato a fine vita lavorativa?

Ma cerchiamo di essere ottimisti e … cerchiamo di mettere in difficoltà l’INPS campando il più a lungo possibile.

Ottavio Righini

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