Nei 29 punti del programma del nuovo Governo giallo-rosso si parla poco di pensioni, quindi non si sa cosa succederà nei prossimi mesi. Oltre alla tassazione sempre pesante, per i pensionati italiani, non si intravede qualcosa di nuovo, ma soprattutto di buono.

Uno dei capisaldi del Governa Conte Uno erano il reddito di cittadinanza (confermato dall’attuale) e la Pensione quota 100 (38 anni di contribuzioni e 62 anni di età, vale a dire la possibilità di anticipo della pensione di cinque anni) che però è messa ogni giorno in discussione. Si parla di farla finire anzitempo alla fine del 2020, e comunque di allungare le finestre mobili di avvicinamento da 3/6 mesi a 12/18 mesi. Ovvero un innalzamento del periodo contributivo da 38 a 39/40 anni diventando di fatto la pensione di Quota 101 o 102. Staremo a vedere.

Ma oggi è ancora possibile, per coloro che hanno i requisiti, volendo di prendere al volo l’opportunità di un anticipo alla pensione. Lo stesso presidente dell’Inps dichiara che le risorse ci sono anche perché pare che al momento ne abbiano usufruito non più di 70mila lavoratori.

Ma in generale conviene veramente aderire a questa possibilità? Va ricordato che l’assegno mensile di questa prestazione prevede un assegno decurtato in quanto fa conto di meno anni di contribuzioni ed il coefficiente è più basso in quanto tiene conto dell’età del pensionando. Il taglio sarà all’incirca del 5% quando si anticipa di un anno e può arrivare al 30% quando l’anticipo è al massimo, cioè cinque anni. E’ pur vero che si percepirà per più anni l’assegno di pensione, ma comunque è certa una rimessa reale che va dall’uno al nove per cento ne conteggio finale.

Ma vi è dell’altro in negativo. Chi sceglie questa anticipazione per effetto della non cumulabilità, non potrà avere altri redditi da lavoro in un anno superiori a 5mila euro lordi. Divieto valido fino al momento che si raggiunge la data della pensione normale, oggi 67 anni. Pur essendoci redditi che possono essere percepite senza annullare la quota 100. Per esempio le indennità per cariche pubbliche, redditi d’impresa non di lavoro, redditi di attività socialmente utili, redditi sacerdotali, rimborsi spese per viaggi e trasferte, indennizzo per cessazione di attività commerciale, indennità sostitutiva del preavviso.

Comunque il “cantiere pensioni” è sempre aperto, purtroppo non sempre per migliorare la condizioni di coloro che avendo lavorato una vista e sperando in una terza età tranquilla, ma come stiamo vedendo da anni con sistemi per fare dei pensionati il “bancomat” delle necessità impellenti dello Stato.

Ottavio Righini

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