E’ stato presentato, dal presidente Pasquale Tridico, alla Camera dei Deputati qualche settimana addietro il rapporto annuale dell’INPS che fotografa la situazione numerica dei pensionati italiani al 31 dicembre 2021.
A quella data i pensionati INPS, che sono il 97% di tutti i pensionati italiani, erano 16 milioni, di cui 7,7 milioni uomini e 8,3 milioni donne, beneficiari di circa 22 milioni di assegni pensionistici ( come si evince alcuni pensionati percepiscono più di una assegno mensile). L’importo lordo pagato è stato di 312 milioni che rappresenta la maggiore spesa dello Stato italiano ( che può contare su circa 1.000 milioni di entrate complessive). Malgrado il numero delle pensionate sia maggiore di quello dei maschi queste ricevono meno del 44% dei pagamenti.
Nel 2021 oltre il 50% delle pensioni pagate è stato inferiore ai 12 mila euro, ma tenendo conto che alcuni percepiscono più di una pensione, quasi il 40% dei pensionati INPS italiani percepisce meno di mille euro al mese.
Considerando il periodo 1995-2021 la diseguaglianza dei redditi pensionistici pari alla somma degli importi lordi annui di tutte le prestazioni ricevute da ciascun pensionato, è cresciuta di circa tre punti percentuali.
Sempre secondo questo rapporto con 30 anni di contributi versati ed un salario di 9 euro lordi l’ora, un lavoratore potrebbe avere una pensione a 65 anni di circa 750 euro. Considerando il futuro previdenziale della generazione dei nati tra il 1965 ed il 1980, ne risulta che i più giovani dovranno lavorare in media almeno tre anni in più rispetto ai più anziani.
All’interno della povertà pensionistica, sono sempre le donne ad essere ripetutamente penalizzate: hanno avuto un allungamento della vita lavorativa per allinearla a quella degli uomini, andando in pensione più tardi di quanto si aspettassero al momento in cui entrarono nel mercato, pur avendo lavorato meno a lungo e tipicamente meno ore, ad una paga oraria inferiore a quella degli uomini.
E’ sempre l’INPS che gestisce il reddito di cittadinanza ( oggi chiamato anche a rispondere, forse, dei mancati controlli nella gestione che ha avuto grosse criticità) che nei primi 36 mesi ha raggiunto le tasche di 2,2 nuclei familiari per 4,8 milioni di persone per un’erogazione di circa 23 miliardi di euro. L’importo medio mensile risulta essere di 548 euro per ogni nucleo familiare ( reddito di cittadinanza peri ad una media di 577 euro e la Pensione di cittadinanza pari a 248 euro).
Tutto questo il passato, proprio in queste ore il Governo Meloni sta predisponendo nella Finanziaria anche le muove norme riguardando pensioni e pensionati. Auguriamoci che ci siano quei miglioramenti che gli anziani di questo Paese si aspettano da anni, e che ci sia un articolato che metta in sicurezza anche le pensioni future.
Ottavio Righini
