Il 70% degli over 50 italiani vuole una Legge Quadro che risponda ai bisogni e agli orientamenti di coloro che sono interessati a svolgere una vita attiva, lavoro e non solo, dopo la pensione. E’ quello che emerge dal Rapporto “La responsabilità di diventare un anziano attivo” presentato in occasione di Gold Age 2017 a Venezia Lido nel novembre scorso, forum dell’ Associazione 50&Più rappresentata in ogni provincia italiana con uffici presso la Confcommercio. In Romagna conta oltre ottomila associati.
Dallo studio, realizzato da Ermeneia, emerge innanzitutto come i 50enni sino ad oltre 70 anni di età che risultano occupati crescono negli ultimi dieci anni del 45,4%: determinante l’effetto della legge Fornero. Lo stesso studio ci dice che negli ultimi 10 anni gli ultrasessantenni che risultavano essere in pensione e contemporaneamente impegnati al lavoro a vario titolo sono passati dal 10,5% al 14,1%. E qui un po’ potè la crisi e un po’ il miglior stato di salute degli anziani.
Prima di proseguire sui dati dello studio proposto vogliamo ricordare alcuni dati essenziali sulla cosiddetta terza età. La vita media è arrivata per gli uomini a 80,6 anni e per le donne a 85,1 anni. Il reddito medio degli over 55 è di 20.713 euro ( contro il reddito medio dei 18/34 enni di euro 16.133). In Italia, dati Istat, over 65 sono 13,5 milioni. In Italia, dati Ocse, sono il 63,2% le famiglie per le quali la pensione dei nonni costituisce i ¾ delle disponibilità. Per il 23,5% delle famiglie il reddito dei nonni rappresentano l’unica fonte di reddito. L’Istat poi ci racconta che l’86,9% dei nonni si occupa dei nipoti fino ai 13 anni, e che, fortunatamente il 43% dei nonni vive a meno di un km dai nipoti.
Ritorniamo allo studio presentato da 50&più. Il reddito attuale e soprattutto futuro inizia ad essere ritenuto una variabile critica tenuto conto della speranza di vita, della necessità di far bastare la pensione per più anni e del rischio di possibili fragilità a cui far fronte sul piano della salute. ( Oltre alla necessità spesso di dover dare un aiuto concreto a figli e nipoti!). La possibilità di percepire un reddito “probabilmente e/o non sufficiente” rispetto alla futura situazione di pensionato preoccupa una quota maggiore di intervistati rispetto al reddito odierno . Si nota poi che la propensione verso la vita attiva dopo la pensione interessi una parte significativa degli intervistati: il 34,5% ritiene “ certamente e/o probabilmente utile e/o necessario” svolgere un’attività di lavoro dopo l’entrata in quiescenza. La motivazione più importante per tale scelta è: “ perché mi piace continuare ad essere attivo tramite il lavoro”. L’86% del campione considera di trovarsi “in buone e/o discrete condizioni al massimo con qualche problema con cui convive”. Dall’indagine emerge inoltre un dato molto significativo in quanto esiste un buon livello di consapevolezza dichiarata circa l’opportunità/necessità di essere attivi anche dopo il pensionamento e dopo i 70 anni di età.” La conseguenza di tutto ciò è che è necessario riqualificare la propria professionalità al fine di inserirsi in altre attività nel caso si debba o si voglia cambiare lavoro prima di andare in pensione o intraprendere un’attività anche dopo il pensionamento. Emerge sicuramente un’elevata consapevolezza da parte di tutti gli over 50 intervistati, rispetto a una vita di piena maturità che può, e deve, essere attiva più a lungo, a partire dal lavoro, ma non solo. Al termine del lavoro emerge per oltre il 70% del campione di 1700 intervistati che vedrebbe con favore la promozione di una Legge Quadro che affronti l’insieme dei temi ricordati così da rispondere in maniera unitaria ai bisogni e agli orientamenti degli anziani interessati a svolgere una vita attiva anche dopo l’entrata in pensione. Il commento finale lo lasciamo al Segretario generale dell’Associazione, Gabriele Sampaolo in quale sostiene: “ c’è una nuova frontiera; non più solo il tema, centrale e sacrosanto, dei tempi e del valore delle pensioni, ma anche su come realizzare condizioni mirate al sostegno dell’invecchiamento attivo. Il 70% degli ultrasessantenni intende restare ancora in gioco dopo la pensione, con le proprie competenze e i propri interessi, per mantenersi in relazione con gli altri, per sentirsi utile e, se necessario, per poter lavorare e guadagnare ancora: ad esempio part-time in occupazione socialmente utili o per avviare nuove start-up, ma comunque con trattamento fiscale agevolato. E crediamo sia tempo di affrontare queste questioni con una Legge Quadro sull’invecchiamento che affronti l’insieme delle istanze emerse dall’indagine.
Ottavio Righini








