L’Associazione 50&Più di Confcommercio ha condotto un sondaggio significativo sui lavoratori che si sono rivolti, in tutto il Paese, al Patronato 50&più Enasco per presentare la domanda di anticipo pensionistico quota 100. Sono arrivati dei risultati interessanti che intendiamo proporre ai nostri lettori.

Non è il futuro incerto del lavoro o quello del pensionamento a spingere l’anticipo della pensione. A 62 anni si è ancora giovani e la possibilità di andare in pensione anticipata, con 38 anni di contributi, significa poter godere al meglio il meritato riposo dal lavoro e godere ancora per molti anni del tempo libero a disposizione. Infatti la motivazione principale  per il 23,6% degli intervistati è proprio quello di godersi la vita, che statisticamente varrà ancora mediamente almeno 20 anni, e godersi il tempo libero per dar vita ai tanti progetti cui si è pensato durante gli anni lavorativi.

La seconda motivazione, per il 20,3% degli intervistati, è quella di liberarsi del peso di una vita lavorativa faticosa. La convenienza economica risulta solo al terzo posto con il 16,1% delle risposte fornite. E, come dichiara il Direttore Generale di 50&più, “questo dato, pur parziale, smentirebbe gli allarmi lanciati a più riprese circa la penalizzazione di tale forma di pensionamento che hanno accompagnato il debutto di quota 100”.

Andando nel dettaglio dell’indagine secondo la suddivisione per categoria lavorativa emerge come gli autonomi il peso della vita lavorativa (23%) e la convenienza economica (22%) siano le motivazioni di gran lunga più rilevanti, mentre risultano pochissimi (3%) coloro che sono stati indotti al pensionamento dall’incertezza sulla possibilità di pensionamento futuro. Per i dipendenti del settore privati le motivazioni più rilevanti (27%) sono la possibilità di godersi il tempo libero e il peso della vita lavorativa (18%) seguite dalla convenienza economica (17%). Per i lavoratori del settore pubblico le motivazioni variano leggermente: maggior tempo libero (25%), il peso della vita lavorativa (24%). Ma spesso anche la presenza in casa di persone da accudire (19%) risulta essere una motivazione importante, ancora ( 11%) la paura di problematiche e l’incertezza sui tempi delle pensione future, per ultimo la questione economica (4%) molto diversa dalle risposte dei dipendenti privati (17%) e degli autonomi (22%).

E’ stato chiesto poi se coloro che andranno in pensione con quota 100 avevano conoscenza di come sarebbero stati rimpiazzati nei loro ex luoghi di lavoro. Secondo i lavoratori dipendenti solo il 21,4% ha risposto che per ciascun lavoratore uscito ci sarà un nuovo lavoratore assunto, per il 7,1% ci sarà l’assunzione di un numero inferiore di nuovi lavoratori, per il 15,5% nessuna sarà rimpiazzato, ma per il 3,4% degli intervistati ci saranno assunzioni in numero maggiore dei pensiona menti. Hanno risposto solo poco più della metà degli intervistati, ma per loro ci sarà una diminuzione di posti di lavoro, soprattutto nel settore della Pubblica Amministrazione. Evidentemente è necessario tener conto che non tutti sono a conoscenza di quello che succedere dopo la loro uscita, ma un po’ di preoccupazione si può avere. Anche perché oltre 40 mila lavoratori pubblici hanno già fatto la domanda di prepensionamento e, se pensiamo, per esempio al settore sanitario la preoccupazione aumenta di molto.

Ottavio Righini

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