Tassare le partite iva che hanno redditi al di sopra degli 80mila euro. È questa la proposta del Partito Democratico nazionale, mascherata da contributo volontario una tantum, che a livello romagnolo ha trovato tanti seguaci. Tutti non solo più che entusiasti della proposta, ma che addirittura rilanciano: “occorre una patrimoniale vera, per colpire la proprietà mobiliare ed immobiliare. È ora che vi sia un riequilibrio ed a pagare non siano i lavoratori”.

Vi è però, che la proposta della sinistra italiana, e ancor più di quella romagnola, va considerata inaccettabile e rispedita al mittente, in primis perché la solidarietà non può essere un obbligo di legge, quindi perché il reddito cui si fa riferimento è quello del 2019, ante pandemia. E le stesse partite iva che dichiaravano 80 o 100 mila euro, quest’anno vedranno i fatturati dimezzati. Se tutto va bene. Pensare poi di arrivare a calcolare la soglia minima di reddito, conteggiando oltre ai redditi anche il valore degli immobili, è mera follia.

Infine, e soprattutto, perché simile proposta, penalizza ancora una volta gli italiani che pagano le tasse: facile bussare alla porta dei contribuenti che dichiarano al Fisco la verità, ed ignorare il partito dei furbacchioni, quelli che lavorano in nero e poco o nulla fatturano. Perché i redditi che si vogliono colpire, per la più gran parte, non sono quelli dei ricchi imprenditori, ma di chi paga le imposte fino all’ultimo centesimo.

Una mazzata, che comunque non risolverà neppure mezzo problema, perché il gettito atteso rispetto alle necessità risulterà irrisorio.

Ma quei pensionati, quei pubblici amministratori di lungo corso, che pontificano sulla necessità di tassare tutto e tutti, prima di mettere le mani in tasca a chi le tasse le paga già, non potrebbero dare il buon esempio ? Magari rinunciando alle laute pensioni e agli stipendi che lo Stato e gli italiani, gli pagano da molto tempo. Forse troppo.

Roberto Giannini

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