E’ stato recentemente presentato dal Gruppo Unipol e dallo Studio Ambrosetti il rapporto 2019 sullo stato di protezione sociale nel nostro Paese, oggi e fra 30 anni. Ne riassumiamo i dati salienti che dimostrano lo stato di difficoltà che attraverserà nel settore il nostro Paese, a meno di trovare sistemi per invertire la tendenza che oggi si prospetta una situazione in continuo peggioramento.

La spesa pubblica complessiva nei servizi di Welfare in Italia nell’anno 2018 è stata pari a 488,30 miliardi di euro. Il nostro Paese si trova al 28° posto, cioè all’ultimo posto in Europa. Un punto chiave della discussione nel Forum ha riguardato la ricalibra tura del sistema di welfare rispetto ai bisogni per garantirne la sostenibilità nel lungo medio termine. Occorre un intervento immediato per ricalibrare il modello integrando pubblico e privato, aggiungendo no-profit ed Unione Europea, per offrire ai cittadini le migliori e più moderne risposte di protezione sociale.

La fotografia tendenziale fino all’anno 2050 ci fa osservare nel dettaglio la differenza da oggi:

33,4 milioni di persone in età lavorativa ( meno 7,4 milioni rispetto ad oggi)

20,9 milioni di occupati ( meno 2,3 milioni rispetto ad oggi)

1,1 pensionati per ogni lavoratore

17,6% di spesa pensionistica sul PIL ( più 1,3 punti rispetto ad oggi)

100% in più la spesa per la cura degli over 80

36.000 nascite in meno ogni anno rispetto ad oggi

5, 7 milioni di anziani non autosufficienti ( il doppio rispetto ad oggi)

10,7 milioni di poveri ( quasi il doppio rispetto ad oggi)

Molte cose dovranno essere fatte per cercare nei prossimi anni di invertire questa tendenza, poiché se le cifre resteranno quelle ipotizzate avremo un Paese molto peggiore di oggi ed una sostenibilità dubbia. Pertanto tutti coloro, politica per prima, che possono devono mettersi immediatamente al lavoro ( ma quanto tempo si è perso!) per assicurare ai nostri figli e nipoti qualcosa di meglio di queste pessime previsioni. Sono le prime generazioni, le prossime, che avranno sicuramente meno dei loro padri e nonni. E questo non dovremmo permetterlo.

Ottavio Righini

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