Il progetto riqualificazione dell’ex Casa del Fascio di Predappio è stato presentato oggi lunedì 23 a Roma nella sala dell’Associazione della stampa estera. Sono intervenuti il sindaco Giorgio Frassineti, l’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti e la presidente della Commissione cultura della Camera, Flavia Piccoli Nardelli. A presentare il progetto, Marcello Flores, storico e coordinatore del comitato scientifico, e Alberto De Bernardi, storico e membro dello stesso comitato, oltre che responsabile dell’Istituto Parri di Bologna. Era presente anche Carlo Giunchi, membro del comitato scientifico. “Sarà – ha ribadito ancora una volta il sindaco di Predappio Frassineti – un grande centro di ricerca storica, rivolto allo studio ed alla diffusione della conoscenza sulle dittature e sui totalitarismi che hanno caratterizzato il ‘900, all’interno del quale troverà spazio anche una grande esposizione storica sul fascismo, destinata a svolgere una significativa opera di informazione culturale sul periodo fra le due guerre in Italia”. Al primo piano ci sarà la storia del Ventennio, al secondo piano gli anni Trenta, dall’interventismo a Fiume, dalla marcia su Roma, fino al welfare e alla fascistizzazione della gioventù. Nell ‘ultima parte nello spazio ci saranno invece “la  seconda guerra mondiale” per poi passare infine alla Resistenza e al ritorno della democrazia. Frassineti ha rimarcato per l’ennesima volta che non sarà un museo del Fascismo.

La storia della Casa del Fascio

Nel 1926 venne promossa una raccolta di fondi per la costruzione della Casa del Fascio ritenuta fin da allora estremamente necessaria; il progetto venne elaborato dal Genio Civile di Forlì, ma il fallimento della sottoscrizione rinviò tutto agli anni Trenta, quando Cesare Bazzani propose all’allora podestà due progetti, che non incontrarono il favore delle autorità locali. L’incarico venne, così, affidato al “tecnico di casa Mussolini” Arnaldo Fuzzi.
La struttura, la collocazione urbanistica e l’estetica della Casa del Fascio erano definite non solo ai fini della sua funzionalità burocratica, ma anche della sua funzione pedagogica e propagandistica: oltre che sede degli uffici del partito, la casa doveva essere il centro della vita politica e sociale. Il partito insisteva soprattutto sull’aspetto simbolico, in cui uno spicco tutto particolare doveva avere la “torre littoria”, evocatrice delle torri comunali del Medioevo, con la campana civica diretta a rivaleggiare con il campanile delle chiese. L’edificio venne inaugurato nel 1921 in occasione del Natale di Roma (21 aprile) e divenne ben presto tappa di veri e propri pellegrinaggi. La Casa del Fascio si presenta come un lungo volume parallelepipedo che, disponendosi lungo le due principali vie della città, si piega nella parte centrale assecondando il flusso viario dell’incrocio.

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