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Caso Guerrina, la Cassazione conferma la condanna a 25 anni per padre Gratien

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 25 anni di reclusione per padre Gratien Alabi per l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Guerrina Piscaglia, allontanatasi dalla sua abitazione di Ca’ Raffaello, nel comune di Badia Tedalda (Arezzo), l’1 maggio 2014, per dirigersi in parrocchia e da allora scomparsa nel nulla.

LA VICENDA

E’ il primo maggio del 2014 quando Guerrina Piscaglia, 50 anni da compiere, sparisce da Ca Raffaello, piccola frazione di Badia Tedalda in un’enclave di terra aretina incuneato in Romagna. La donna ha un figlio, Lorenzo, di 24 anni avuto dal marito Mirko con il quale convive.

Di lei non si sa niente per alcuni giorni ma si sospetta che si tratti di un allontanamento volontario. La notizia non trapela fino a quando La Voce di Romagna non pubblica un articolo sulla scomparsa della donna. Di lì scattano le indagini, affidate ai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Ersilia Spena, prendono un’improvvisa accelerazione qualche mese dopo, quando le sorelle della donna si dicono perplesse sul possibile allontanamento volontario di Guerrina da Ca Raffaello. Le battute di ricerca non portano a niente e intanto a fianco di Ersilia Spena arriva il collega Marco Dioni che da settembre 2014 rimarrà il titolare unico dell’inchiesta.

Il 5 settembre 2014 Padre Gratien Alabi, frate congolese della parrocchia di Ca Raffaello frequentata da Guerrina, viene sentito dal pm e da persona informata sui fatti diventa indagato per sequestro di persona. L’ipotesi formulata dal magistrato si basa sul fatto che, da quanto emerso, la donna si sarebbe innamorata del sacerdote tanto da rendergli la vita impossibile. Padre Gratien, assistito dall’avvocato Luca Fanfani, sceglie la linea del silenzio anche durante gli incidenti probatori con due rumene che lo stesso avrebbe frequentato a Perugia prima di essere arrestato con l’accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere il 23 aprile 2015.

Il frate finisce in carcere ad Arezzo e uscirà solo nel dicembre 2015 assistito peraltro da due nuovi avvocati Francesco Zacheo e Rizieri Angeletti. Ad agosto aveva rilasciato una serie di dichiarazioni spontanee ritenute dal pm poco attendibili. Ad inguaiarlo ci sono soprattutto un sms mandato ad un contatto che solo lui conosceva dal cellulare di Guerrina, dopo la sua scomparsa, e il personaggio di “Zio Francesco” mai trovato e dunque per il pm “inventato”.

Nel frattempo parte il processo in Corte d’Assise, i giudici, presieduti da Silverio Tafuro, cercano di capire, attraverso una lunga serie di testimonianze, cosa sia realmente accaduto senza dimenticare però che il corpo della donna non si trova. Nel settembre scorso si arriva alla richiesta di condanna a 27 anni da parte del pm Marco Dioni mentre la difesa chiede l’assoluzione del proprio assistito perché a suo giudizio nessuna prova va oltre il ragionevole dubbio.

Il 14 dicembre del 2017 il secondo grado diminusce la pena di due anni. Infatti viene condannato dalla corte d’assise d’appello di Firenze a 25 anni di carcere. Con questa sentenza la corte ha parzialmente riformato il verdetto di primo grado, che aveva inflitto 27 anni. Ora la parola definitiva della Cassazione.

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