Condanna in primo grado, rispettivamente a 6 e 4 mesi di reclusione per l’ex direttore del Delfinario di Rimini e la veterinaria della struttura, entrambi accusati di maltrattamento di animali. Lo ha deciso – si legge in una nota della Lav – il giudice del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli. Secondo l’accusa, ai delfini erano stati iniettati calmanti e ormoni e la struttura appariva non idonea, per gli spazi inadeguati, a ospitare gli animali.
La Procura di Rimini e la Lav, assistita dall’avvocato Carla Campanaro, viene sottolineato “hanno chiesto e ottenuto la confisca dei quattro delfini sequestrati nel 2013 dal Delfinario, che nel frattempo ha chiuso i battenti. Il sequestro era scattato il 12 settembre di sei anni fa, tra mille polemiche. Gli animali saranno affidati ai Ministeri competenti – ambiente, Salute e Politiche Agricole – e non potranno essere messi in vendita: una novità assoluta per l’Italia che apre un nuovo importante e positivo capitolo nella tutela giuridica degli animali”.
La Lav scrive in un comunicato: Nel corso del processo è emersa in modo eclatante l’inadeguatezza della struttura,peraltro in una città a forte attrazione turistica che faceva di tale struttura un suo punto di forza: la mancanza di sistema di raffreddamento e di ombreggiatura con conseguenti temperature elevate per i delfini, la bassa profondità della vasca (appena 5 mt, conl’impossibilità per i delfini di rifugiarsi in zone più fresche), il ricambio d’acqua nella vasca che richiedeva molte ore.
Inoltre è emersa una gestione veterinaria non limpida e soprattutto non a norma, con il Veterinario di riferimento che nel 2014 fu smascherato per esercizio abusivo della professione veterinaria in Italia e la Veterinaria della struttura, imputata, che ricettava senza far domande né analisi, e ricettava perfino in modo irregolare ovvero dopo che i farmaci erano stati acquistati, inoltre la somministrazione dei farmaci avveniva direttamente da parte delle addestratrici (farmaci nel cibo-pesce).
Gli imputati hanno respinto ogni accusa ribadendo di avere sempre agito secondo le norme e di essere ricorsi a trattamenti che, a loro dire, erano noti persino agli uffici dell’Ausl. Ma secondo la ricostruzione fatta dal Corpo Forestale dello Stato e dallaProcura, ai delfini erano stati iniettati calmanti e ormoni, la struttura era risultata agli inquirenti non idonea a ospitare gli animali, in violazione della normativa in materia, e lo spazio era inadeguato alle caratteristiche etologiche di mammiferi marini che hanno bisogno di ampi spazi: in libertà, infatti, i delfini percorrono km al giorno.
“Siamo stati i protagonisti del primo processo in Europa a un delfinario, quello di Rimini,per il quale finalmente sono emerse responsabilità gestionali e strutturali, fino ai controlli, e dunque responsabilità penali rilevanti – afferma la LAV – Ci chiediamo come sia stato possibile il protrarsi di una simile gestione, peraltro per una città che aveva fatto di tale struttura un polo di attrazione.
