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Fiumana: dagli scavi archeologici 500 anni di storia del territorio

Si è conclusa lo scorso 14 luglio la seconda campagna di scavi archeologici nel sito della villa romana di Fiumana  presso Predappio condotta dall’ Università di Parma con una equipe composta da studenti e archeologi sotto la direzione del professor Riccardo Villicich affiancato dalla professoressa Alessia Morigi che ne condivide la responsabilità scientifica, nell’ ambito di una collaborazione tra  Comune di Predappio e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Per un mese abbondante, hanno lavorato allo scavo coinvolto nello scavo una decina di studenti universitari e una quindicina di alunni degli istituti superiori di Parma.

La campagna 2023 ha confermato l’ importanza del sito già evidente dai sondaggi dell’ anno scorso. E’ riemerso infatti un grande ambiente con vani riscaldati, probabilmente un complesso termale della villa romana tardo antica. Le murature sono integre come gli ambienti nel corso del tempo interrati probabilmente da movimenti naturali del terreno o dal fango di passate inondazioni. Senz’ altro nella  campagna di scavo 2024 si riuscirà a portare in luce la pavimentazione oggi coperta da un consistente strato di fanghiglia causato dalle piogge disastrose dello scorso maggio. 

Bisogna ormai parlare, almeno sulla  base dei risultati di questa ultima campagna 2023,  di “ville romane di Fiumana” piuttosto che di “villa romana di Fiumana” . Riguard a quest’ ultima ricerche di queste settimane hanno scoperto un paio di grandi “dolia”, contenitori per il vino prodotto in loco, oltre che  fornaci per la ceramica e per il vetro con una produzione artigiana probabilmente finalizzata non solo all’ autoconsumo. Insomma la villa rustica di epoca altoimperiale ospitava attività agricole e artigiane. Molto interessante è stato il ritrovamento di una maschera in terracotta e di alcuni “oscilla”, elementi decorativi in marmo di pregevole fattura raffiguranti, forse, scene di combattimenti tra uomini e animali. utilizzati nell’ area della villa tardo antica come materiali di riempimento. “Ci sembra chiaro– afferma il professor Villicich, direttore dello scavoche esista una continuità di vita tra la villa altoimperiale e quella tardo antica”. Infatti la prima risulterebbe utilizzata almeno per tutto il III secolo mentre la villa tardo antica probabilmente fu edificata nel corso del IV secolo. Nell’area occidentale proprio della villa tardo antica che pare avesse una superficie di più di settemila metri quadri è stato rinvenuto un grande  padiglione che, per la sua pianta, è stato ribattezzato dall’ equipe di scavo “quadrifoglio di pietra”. Sono riemerse poderose murature con la base della pavimentazione spogliata però del rivestimento. Viste le strutture imponenti portate in luce insieme ai tanti reperti di marmo, bronzo, ceramica, vetri e monete, si deve necessariamente concludere che il complesso tardo antico doveva esser di grande imponenza e monumentalità. Proprio tale magnificenza potrebbe fare ipotizzare che l’ edificazione della villa possa essere avvenuta verso la fine del IV secolo o agli inizi del V. Un complesso così grande e costoso da costruire e mantenere poteva essere costruito solo in un’ area economicamente forte e dinamica e tale poteva essere il Forlivese agli inizi del V secolo, così vicino a Ravenna nella quale l’ imperatore Onorio aveva trasferito da Milano la capitale dell’ impero romano d’ Occidente nel 402. Per quanto tempo abbia prosperato questo insediamento è un interrogativo di fronte al quale gli archeologi iniziano a formulare qualche ipotesi. “I ritrovamenti di quest’ anno ci stanno dando alcuni indizi temporali.-conferma Villicich- A tutt’ oggi si può ritenere  possibile che la villa tardo antica sia stata frequentata fino al VI secolo inoltrato.” Questa prima ipotesi sarebbe suffragata dal ritrovamento di alcune monete, una  del V secolo, un’altra coniata da Ilderico, sovrano vandalo in Africa dal 523 al 533 giunta fino a qui a seguito di qualche scambio commerciale ed un’ altra  dell’ ostrogoto Teodato, nipote di Teoderico, che regnò sull’ Italia dal 534 al 536. Ancora tanto da scoprire su di un sito archeologico che però già con quanto finora è stato portato in luce sembra rivelarsi davvero molto ricco e di straordinario interesse.

Alla campagna di scavi  2024 il compito di restituirci elementi che potranno consentirci di scrivere una nuova  pagina di storia del nostro territorio.

Paolo Poponessi

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