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L’urna funeraria dell’uomo morto bruciato all’ospedale di Ravenna nel 2003 gettata tra i rifiuti

Sta facendo molto scalpore la foto di un’urna funeraria gettata tra i rifiuti di fronte ad una delle entrate del parco di Teodorico di Ravenna.

Le foto dell’urna è stata pubblicata sul gruppo Facebook Sei di Ravenna 2.0 e subito ha creato indignazione. Intanto qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine che ora dovranno avviare le indagini

Foto dal Gruppo Facebook Sei di Ravenna se 2.0…

L’urna funeraria porta il nome di Omero Rinaldini morto nel maggio del 2003, un uomo che non ha avuto pace nemmeno da morto. Sfortunato in vita per essere deceduto in circostante incredibili all’ospedale di Ravenna per un incendio.

Le cronache dell’epoca scrivevano:

L’imprevisto, una fuoriuscita di ossigeno, mentre un medico della rianimazione dell’ospedale di Ravenna stava aprendo la valvola della bombola mobile collocata sotto il letto di un paziente per collegare il tubo al boccaglio e trasportare poi l’uomo in sala Tac. Un’improvvisa fiammata, il fumo che avvolge la stanza, mentre il fuoco aggredisce gli arti inferiori della vittima. Pochi ma lunghissimi attimi: solo la prontezza del personale riescono a non trasformare in una sciagura ancora più grave.
Ad avere la peggio è stato un ravennate di 63 anni, Omero Rinaldini, ricoverato appena lunedi nella rianimazione in coma profondo per un’emorragia cerebrale gravissima, giudicata non operabile dai sanitari. L’ uomo – dato in un primo momento per morto – è stato trasportato in eliambulanza in condizioni critiche al Centro grandi ustionati del Bufalini di Cesena: il bollettino medico parla di ustioni del terzo grado sul 90-95% del corpo, con una carbonizzazione pari al 45% concentrata agli arti inferiori, al perineo e alle mani. In rianimazione al momento dell’incidente, verso le 15, erano ricoverati quattro pazienti, tutti nella stessa stanza. Fino a lunedi invece erano occupate anche le altre tre camere del reparto, una a due letti e un paio a un letto ciascuna. I due medici e i tre infermieri presenti si sono subito prodigati per mettere in salvo, sui loro lettini mobili, gli altri tre pazienti, che sono stati poi trasferiti negli ospedali di Imola, Lugo e Faenza. Tra i primi a dare una mano il responsabile del 118 ravennate, il dottor Alfio Gamberini, anch’egli rianimatore, che con prontezza di riflessi ha rotto alcuni vetri per far fuoriuscire il fumo e con i vigili del fuoco ha raggiunto la stanza dei degenti. Durante le operazioni di spegnimento un pompiere ha riportato un profondo taglio ad un braccio, con l’interessamento dei tendini, ed è stato portato in chirurgia per essere sottoposto a intervento; le sue condizioni non sono preoccupanti. La stanza del reparto, che ha riportato danni soprattutto per il fumo e per l’acqua utilizzata per spegnere l’incendio, è stata messa sotto sequestro dall’autorità giudiziaria che ha avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio. Anche la direzione sanitaria ha istituito una commissione d’inchiesta interna, mentre l’assessore regionale alla sanità Giovanni Bissoni ha dichiarato che si riserva di promuovere «tutte le iniziative atte a chiarire ogni aspetto della drammatica vicenda, nonchè le eventuali misure necessarie e utili a rafforzare la sicurezza degli ospedali».

Attiguo alla rianimazione, al piano terra dell’ospedale, c’è il pronto soccorso, che ha subito rallentamenti per circa un’ora.

 

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