E’ senza soluzione dall’agosto 1989 il giallo della scomparsa di Camilla Bini a Torino. Il mistero delle due tazzine: con chi prese il caffè a casa sua prima di sparire?
È l’8 agosto 1989 ed è l’ultimo giorno di lavoro per Camilla Bini, 34 anni, padre italiano e madre somala. La donna, impiegata alla Bolaffi, è in partenza per la Puglia con un’amica. Alla Bolaffi ci lavora anche Paolo Srtoppiana, che faceva parte du in grippo di giovani di estrema destra. Il 14 aprile 2011 Paolo Strippiana viene condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale di Marina Di Modica. Il 22 aprile dello stesso anno il caso di Camilla Bini, ad oggi irrisolto, viene riaperto.
Il collegamento: L’8 maggio 1996, a Torino, scompare nel nulla la logopedista quarantenne Marina Di Modica, che quella sera aveva un appuntamento con il coetaneo Paolo Stroppiana, filatelico della “Bolaffi”. Proprio come sette anni prima, l’8 agosto 1989, era scomparsa nel nulla Camilla Bini, collega di Stroppiana alla “Bolaffi” e sua coetanea.
L’ultima persona ad aver visto Camilla Bini è la sua vicina di casa, che attorno alle 18:30 la invita a bere una bibita nel suo appartamento. Nei giorni precedenti Camilla è andata più volte in un’agenzia di viaggio del quartiere per organizzare la partenza. La donna dovrebbe rientrare dalle ferie il 28 agosto. Per venti giorni nessuno la cerca. Le indagini partono male e in ritardo e solo in seguito alla denuncia dei suoi datori di lavoro. Cosa è successo a Camilla? Nel suo appartamento tutto è in ordine, non ci sono segni di colluttazione e non manca nulla. Eppure gli agenti trovano il frigorifero pieno e, sul tavolo della cucina, due bicchieri e due tazzine di caffè, una delle quali macchiate di rossetto, del tipo che Camilla non usa. Perché Camilla avrebbe dovuto fare la spesa e riempire il frigorifero il giorno prima di partire?
