“Morirò in camicia nera”, bufera sul sindaco di Pennabilli
Mauro Giannini
“Sono nato con la camicia nera e morirò con la camicia nera”: è la frase, scritta in un commento a un proprio post sui social, che ha fatto scoppiare una polemica su Mauro Giannini, sindaco di Pennabilli, paese dell’Appennino romagnolo in provincia di Rimini, dove ha vissuto per molti anni Tonino Guerra. Fra le numerose proteste che ha scatenato la frase, oltre a quelle dei consiglieri comunali di opposizione, anche quella della sezione di Santarcangelo di Romagna dell’Anpi, che ha chiesto al prefetto di Rimini di intervenire.
Giannini, sottufficiale dell’esercito che sta per lasciare la divisa e che non è nuovo a esternazioni sui propri profili social che innescano polemiche, aveva scritto un lungo post per annunciare il suo congedo definitivo dall’esercito. E’ stato proprio in un commento a questo post che ha scritto la frase incriminata, poi sparita perché il post è stato rimosso da Facebook dopo una serie di segnalazioni.
Mauro Giannini un anno fa era stato confermato sindaco di Pennabilli con il 67,29 per cento dei voti.
Subito dopo la rimozione del post, Giannini ha postato questa lettera:
Ripropongo il post, ovviamente modificato, che mi hanno bloccato. Esprimo la mia amarezza per l’accaduto, avevo semplicemente riassunto la mia vita in poche righe parlando di me, non di altri, senza inneggiare a nulla. Avevo esternato i miei sentimenti. Era solo una lettera d’Amore alla nostra radiosa Patria, un ringraziamento alle Istituzioni Statali, un saluto ai miei colleghi e una richiesta di perdono al mio Vecchio Babbo. Non c’è una parola di odio verso nessuno. IO SONO FATTO COSI’!
È GIUNTA L’ORA DI RICONSEGNARE LA DIVISA.
Mi sembra ieri quando, ancor senza un filo di barba, partii volontario per arruolarmi nei reparti d’assalto dei paracadutisti. Era un gelido mattino di marzo, dal finestrino del treno osservavo una città ancora assopita quando, ad un tratto, un brivido mi assalì; capii che era finita una fase della mia vita, finiva il tempo di correre con gli amici dietro a un pallone, finiva il tempo di correre con gli amici dietro alle ragazze. La voce tonante della Sacra Patria era assordante, non poteva essere altrimenti per un ragazzo cresciuto con il mito del guerriero e del superuomo. Ho sempre avuto un grande amore per l’Italia, l’Italia del Piave, l’Italia di Vittorio Veneto. Purtroppo Dio non mi ha chiamato in quell’angolo di cielo riservato a coloro che cadono per la Patria, ma mi ha concesso la gioia di crearmi una famiglia, mi ha dotato di un coraggio ma soprattutto di una onestà che mi ha sempre permesso di dire tranquillamente ciò che penso, mi ha impresso quell’altruismo che mi permette di aiutare chiunque abbia bisogno, perché io, sembrerà strano, so anche amare; ecco perché ho tantissime persone che mi vogliono bene. Ora mille pensieri mi affollano la mente, quanti ricordi! Quante emozioni si intrecciano, quanti sentimenti! Oggi ho pianto, da solo, nel mio silenzio. Ma non è un pianto di felicità; togliermi la divisa è come togliere le stelle dal cielo. Ringrazio l’Esercito Italiano, in particolar modo il IX Reparto d’Assalto “Col Moschin”, che mi ha dato la possibilità di realizzare i miei sogni e soprattutto che è riuscito frenare la mia irrompente esuberanza. Spero che mio babbo sia fiero di me e spero possa averlo ripagato di tutte le preoccupazioni che quel sanguigno giovane ribelle gli ha dato. Il mio pensiero va a tutti i miei commilitoni, caduti e presenti, con i quali ho diviso pane e dolore; vi porterò sempre nel cuore. Riconsegno la divisa, ma sarò sempre pronto a rispondere “Presente” se la Divina Patria mi richiamerà. W L’ITALIA.