Scoppia a Pinarella di Cervia il caso del mancato autografo a un bimbo da parte di Marco Parolo, calciatore della Lazio. Il fatto è accaduto al bagno Adriasol di Pinarella, Cervia sabato scorso. 

 

Il fatto:
Marco Parolo gioca a footvolley in spiaggia con un amico; intento nel gioco, quando un bambino gli chiede l’autografo, risponde che lo fará più tardi, a partita conclusa, ricoperto di sabbia, va a farsi la doccia.

La Mamma del bimbo:

Il punto di vista della signora Consuelo, mamma di un bambino che è rimasto senza autografo. “Il signor Parolo l’ha tenuto in attesa più di mezz’ora sotto il sole mentre finiva la partita, poi con la scusa di farsi una doccia al volo si è dileguato e non è tornato”.

La lettera della madre finita a Striscia a notizia

L’ inviato di Striscia la Notizia Cristiano Militello che ha seguito il caso ha pubblicato sul suo profilo Facebook la lettera ricevuta da una mamma: suo figlio avrebbe aspettato inutilmente per mezz’ora una foto con Marco Parolo. Successivamente è arrivato il commento di Stefano De Martino e Arturo Diaconale.

Stefano De Martino, responsabile comunicazione Lazio

Stefano De Martino, intervenuto a Lazio Style Radio: «Dispiace che nelle ultime ore, tramite un post su Facebook, un collega che svolge attività giornalistica abbia dato voce ad una lamentela che ha coinvolto il nostro Marco Parolo. Il centrocampista è uno dei calciatori più disponibili in assoluto che, inoltre, adora i bambini: non voglio approfondire questa vicenda perché darebbe ulteriore visibilità alla questione. Tengo solo a sottolineare che Parolo è uno degli ultimi calciatori biancocelesti ad andar via durante le sessioni di autografi: conosco Marco e so quale sia il suo spessore umano. I social network hanno dato tante nuove possibilità, ma hanno cerato un mondo difficilmente governabile: anche in rete ci dovrebbero essere dei limiti e delle regole a cui attenersi».

Arturo Diaconale Portavoce della Lazio

«Marco Parolo è un ragazzo preparato, colto, bravo e disponibile. Il recente episodio che lo ha visto protagonista, nel quale non ha firmato un autografo ad un piccolo tifoso, è semplicemente frutto di una circostanza particolare, una dimenticanza: non è né una colpa né un peccato. È giusto che i tifosi vogliano sottolineare un episodio del genere ma non si possono attribuire troppe colpe a delle persone che hanno delle grandi responsabilità, poiché simboleggiano la Società; non può essere colpito chiunque abbia un minimo di visibilità. Noi difendiamo il buon nome del Club. Anche io, personalmente, vengo sollecitato da numerosi tifosi, ma in alcuni frangenti è sufficiente applicare del semplice buon senso. Quando ci sono battaglie da compiere a difesa dei propri valori, la Lazio non ha problemi. Utilizzare, però, le bombe atomiche per delle sciocchezze è decisamente esagerato. Sottolineo nuovamente come i tifosi debbano manifestare giustamente la loro indignazione su vicende che colpiscono i giocatori e la Società, che esso avvenga in maniera diretta ed indiretta. Sarebbe una buona idea quella di aprire uno spazio su Lazio Style Radio per dare voce ai sostenitori che vogliono manifestare la volontà di difendere con le loro parole la Società ed i giocatori: un autentico microfono aperto, sempre nel rispetto delle norme».

 

 

La signora Parolo, Caterina risponde al post dell’inviato di Striscia la Notizia Cristiano Militello tramite una lettera inviata a  LazioPress.it. La moglie del centrocampista biancoceleste chiarisce la situazione riguardo al mancato autografo da parte del marito nei confronti di un giovane tifoso.

Questa la lettera di Caterina, moglie di Paolo: 

“Caro Direttore,
le scrivo a proposito della vicenda verificatasi lo scorso sabato al bagno Adriasol di Pinarella, Cervia.

Marco stava giocando a footvolley con degli amici quando viene raggiunto dalla moglie e dal figlio Dante, che vuole fare il bagno con lui. Finita la partita va a fare una doccia e raggiunge la famiglia al bar del bagno, dove si trattiene per i successivi 90 minuti. Sono state scattate molte foto e firmati molti autografi, sia prima che dopo la partita.

Non desidero alimentare in alcun modo la polemica, vorrei invece cogliere questa occasione per sottolineare quanto il punto di vista di una persona puó modificare la percezione di una vicenda.
I calciatori sono personaggi pubblici, il loro lavoro non finisce in campo. È giusto che siano a disposizione dei tifosi che ammirano il loro lavoro. Questo non è in dubbio. Ma oltre ad essere dei professionisti sono mariti, padri, fratelli e figli che a volte vivono in pubblico momenti privati. È giusto essere interrotti con la forchetta a mezz’aria per fare una foto o dover smettere di costruire un castello di sabbia con il proprio figlio per firmare un autografo? Ritengo che il buon senso debba prevalere sempre. Ci sono tempi e modi di chiedere e soprattutto momenti più o meno opportuni. Concludo dicendo che mi dispiace molto per quel bambino deluso, che è rimasto nostro malgrado senza autografo”.

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