Don Giorgio è morto, non ce l’ha fatta. Dopo aver tenuto col fiato sospeso la sua Riccione, oggi pomeriggio, sabato 31 ottobre, è arrivata la triste notizia dall’ospedale dove era ricoverato dal 6 ottobre in terapia intensiva per aver contratto il virus. Giovedì scorso la sua condizione si era aggravata ulteriormente con un’insufficienza renale.
Don Giorgio Dell’Ospedale aveva 78 anni era nato infatti nato a San Savino il 15 maggio del 1942. In Riviera, a Riccione, era arrivato nel 1967, anno in cui era stato ordinato sacerdote dopo avere avuto come padre spirituale don Oreste Benzi. Inizialmente cappellano di don Alberto Turroni alla chiesa dell’Alba, era poi diventato parroco della chiesa dei Santi Angeli Custodi di via Oglio a cui si è aggiunta diversi anni più tardi quella della Pentecoste. Molto carismatico in poco tempo è stato subito amatissimo da tutta Riccione. Una indubbia capacità magnetica di coinvolgere anche persone che, forse, non sarebbero mai andate a pregare o a cantare in chiesa. Durante il suo ricovero, in queste tre settimane, la sua gente non ha mai smesso di pregare. Purtroppo, oggi, ci ha lasciati. La redazione di Romagnauno si unisce al cordoglio per la scomparsa di don Giorgio.
“Come si temeva, purtroppo pochi minuti fa don Giorgio dell’Ospedale ,
che versava in gravissime condizioni, è salito al Padre. – ha detto il Vicario generale della Diocesi di Rimini, don Maurizio Fabbri – Si tratta di una perdita dolorosa per i suoi cari, per il nostro presbiterio, come per la comunità parrocchiale degli Angeli Custodi di Riccione che aveva servito per 47 anni.
Anche tutta la città di Riccione ne soffre la profonda perdita.
Affidiamo la vita di don Giorgio alla misericordia del Padre e all’intercessione di tutti i Santi”.
Appena possibile, la Diocesi di Rimini darà notizie in merito alla veglia di preghiera e alla celebrazione del funerale di don Giorgio”
Il sindaco di Riccione Renata Tosi lo ha ricordato così in un post su Facebook:
Don Giorgio ci ha lasciato. Un annuncio doloroso per Riccione che è stata per oltre cinquant’anni la sua amata comunità. In questo momento di grande dolore e di profonda tristezza, vorrei esprimere a tutti i concittadini, il profondo cordoglio dell’amministrazione, degli assessori, dei consiglieri e del Comune Riccione in tutta la sua interezza, per la perdita di un grande Don. Oggi abbiamo perso tutti quel padre che ha amato e curato lo spirito dei figli con profondità e dedizione indimenticabili. Don Giorgio noi non ti dimenticheremo mai, Riccione saprà onorati con affetto. Lo stesso affetto che ho visto nei tuoi occhi quanto parlavi con i ragazzi della parrocchia dei SS. Angeli Custodi. Vi ho visti uniti e sorridenti, durante la vostra trasferta in montagna quest’estate. Felici di essere insieme e di condividere. Tu, caro don Giorgio, sapevi essere ragazzo tra i ragazzi. Tu sapevi arrivare ai cuori dei più giovani così come ai nostri. Del tuo esempio e del tuo affetto, ti ringraziamo. Sarai sempre con noi. Sarai con la tua amata Riccione. Ciao Don.
Sergio Pizzolante lo ricorda così:
BUONE COSE!
“Grazie! Buone cose anche a te. Ciao. Don.”
È quello che mi ha scritto dall’ospedale quando gli ho inviato un abbraccio di speranza.
Perché ha aggiunto “ciao”? Mi son detto.
Bastava il grazie. Buone cose. Anche a te.
Anche a me capita di aggiungere… ciao!
Quando scrivo un messaggio, una cosa, ma poi non mi sembra sufficiente. Perché c’è da dire qualcos’altro. Cosa?
Qualcosa.
Ma poi non c’è tempo.
Non sai come dirlo.
E aggiungi…ciao.
Qualcosa vuol dire.
Stimavo quest’uomo.
Era un uomo. Un sacerdote.
Una mente politica.
Si una mente politica.
Se non avesse fatto il sacerdote sarebbe stato un grande politico.
Capiva velocemente.
Pensieri essenziali.
Analisi lucidissime.
Diceva molto con poche parole.
E quando diceva molte parole è perché aveva molto da dire.
Non ha mai condiviso alcune mie scelte.
Lui non avrebbe mai lasciato Berlusconi.
Come ho fatto io.
Ma, quando ci parlavo aveva uno sguardo di comprensione compassionevole.
Senza condivisione.
Amava Riccione.
Amava quello che faceva.
Ho imparato ad amarlo anche io.
Ciao! Don.
Buone cose!
Ti occuperai ancora di noi.
Spero.
Sono momenti dove, uno come me, spera.
Pur non avendo il dono.
E vorrei tanto sbagliarmi Don.
Ciao….




















