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SANTE ANCHERANI: IL ROMAGNOLO CHE PORTO’ IL CALCIO A ROMA

Il calcio a Roma vive di passioni forti, uniche, come unico è il derby fra le due squadre della capitale, Roma e Lazio, protagoniste di un campionato nel campionato fatto di sorpassi in classifica e di vittorie nello scontro diretto, tutte cose quasi più importanti di vittorie su Inter o Milan. Proprio al calcio pionieristico di primo Novecento, alla prima squadra della capitale, la Lazio, è collegata la figura di un calciatore, il romagnolo Sante Ancherani, che della Lazio fu attaccante o, meglio come si diceva allora, il centrattacco, il primo capitano e pure allenatore. Era il calcio eroico di giocatori con i pantaloni all’ inglese, scarponi ai piedi, pesanti palloni di cuoio e campi molto diversi da quelli erbosi e ben tenuti di oggi.

Proprio 140 anni fa Sante era nato a Cotignola in provincia di Ravenna il 6 settembre 1882, ma a soli quattro anni si trasferì prima a Viterbo e poi a Roma con i suoi genitori, Francesco e Silvia Lucchetti. La famiglia cotignolese, infatti,  fece quel percorso  migratorio verso la Città Eterna comune a tanti romagnoli negli anni precedenti e anche in quelli successivi. Il ragazzo frequentò con profitto le scuole tecniche; piccolo di statura (era un metro e sessantacinque) ma agile e velocissimo, aveva una passione per lo sport.  Era particolarmente dotato per la corsa e per la sua velocità fu notato a febbraio 1900 in Piazza d’ Armi, nel quartiere Prati, dove si allenava, da  alcuni dirigenti della neonata Polisportiva Lazio  che, impressionati dalla sua  velocità, lo tesserarono immediatamente. Quando poco dopo nella Polisportiva si  costituì la squadra di calcio della Lazio, Ancherani fu  tra i promotori entusiasti di questo nuovo sport e quindi tra i calciatori laziali che giocavano in piazza della Libertà e  si allenavano in lunghe corse ripetute per le vie della città. Li guidava proprio Sante nella veste di allenatore e preparatore atletico! Da un punto di vista tecnico fu un innovatore perché, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, culla del football, Ancherani fece riprodurre da un calzolaio un paio di scarpini da calcio inglesi che si era portati con sé, fornendo così ai compagni della Lazio le prime vere scarpe da gioco. Dopo poco tempo il nostro ebbe l’ onore di entrare nel mito perché nel 1904 non solo giocò il primo derby della capitale, ma anche, confermandosi un goleador,  fu autore di una tripletta con la quale la Lazio sconfisse la Virtus tre a zero. Sante, però, fece il suo ingresso nella leggenda calcistica perché fece parte di quella formazione della Lazio che stabilì un record tuttora imbattuto e cioè quello di essere l’ unica squadra di calcio a giocare e vincere tre partite in una sola giornata. Erano davvero tempi eroici perché Sante e i suoi, instancabili, al torneo di Pisa del 1908, in successione sconfissero Lucca (3 a 0), Spes Livorno (4 a 0) e, infine , la Virtus Juventusque (1 a 0) con gol proprio di Ancherani su cross del compagno Corelli.

 Il romagnolo Sante Ancherani

Il nostro era anche bravo a gestire la campagna acquisti perché favorì un trasferimento di giocatori che  a Roma fece scalpore: riuscì a convincere Filiberto  e Corrado Corelli, giocatori della rivale Virtus, a passare alla Lazio per partecipare alla trasferta a Pisa.

Ancherani continuò a essere una stella laziale fino al 1912 quando cominciò a diradare le sue presenze in campo difficilmente compatibili con l’impiego che aveva nella banda comunale di Roma (era infatti un ottimo suonatore di tromba). La Grande Guerra lo trascinò come tanti altri italiani in trincea dove si comportò onorevolmente e al termine del conflitto decise di rimanere a Roma aprendo un’attività di vendita di articoli sportivi, in particolare quelli legati al calcio, sport in grande ascesa. Negli anni rimase sempre legato alla Lazio che seguì da tifoso, facendo in tempo a vedere le prodezze di un altro romagnolo con la maglia biancoazzurra, il lughese Ermes Muccinelli, piccolo e guizzante attaccante che con la Lazio vinse la Coppa Italia nel 1958.

Sante Ancherani, tessera numero sei della Polisportiva Lazio, si spense il 9 settembre 1971 e riposa al cimitero romano del Verano. Per poco non riuscì a gioire per lo scudetto conquistato nel 1974 dalla sua amata Lazio, trascinata  anche in questo caso alla vittoria da un “centrattacco”: Giorgio Chinaglia,  pure lui entrato nel mito.

Paolo Poponessi

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