Selvaggia Lucarelli l’aveva apertamente criticata, qualche mese, fa per la pubblicazione di un post su Facebook in cui la donna, una mamma ravennate, per promuovere prodotti dimagranti, denigrava altre mamme in sovrappeso con tanto di foto scattata a una festa della scuola dei figli.
Ora la diretta interessata si è rivolta ai carabinieri per querelare la Lucarelli per stalking e diffamazione aggravata ritenendola al centro di una campagna di discredito che l’avrebbe indotta a cambiare abitudini di vita ed esponendola a diversi messaggi di hater.
In un messaggio sul suo profilo Fb, Selvaggia Lucarelli ha sottolineato come la donna si sia in questi mesi dipinta “come vittima”.
Tuttavia “gli hater che l’hanno turbata, usano il web esattamente come lo ha usato lei. Per offendere e deridere”.
Sulla querela per stalking, ha preannunciato che una volta dovesse riceverla, “sarò lieta eventualmente di controdenunciarla per calunnia”.
SELVAGGIA LUCARELLI HA SCRITTO OGGI DOPO LA NOTIZIA QUESTO COMMENTO:
Qualche mese fa pubblicai qui su fb il post di una donna che a una festa della scuola dei figli si era fatta un selfie. Alle sue spalle tre donne in carne e il suo messaggio: “mamme iniziate il mio programma Slim perché i vostri mariti si girano a guardare donne più curate”.
Seguivano commenti con sue amiche in cui se la ridevano per questi mariti che guardavano loro e non le mogli.
Per la cronaca, il genio aveva fotografato la dirigente scolastica, una docente e una mamma. Lo scopo? Pubblicizzare i prodotti dimagranti che vendeva online.
Quella sera le scrissi subito sulla sua bacheca di togliere quel post, rispose sarcastica che aveva un vip sulla sua bacheca e di pensare alle mie frecciatine. Il giorno dopo pubblicai il suo post e le consigliai in privato su fb di chiedere scusa a quelle donne.
La tizia fece una pessima figura e a quel punto, andò avanti mesi a rilasciare interviste a giornali (col suo avvocato) dipingendosi come vittima. Poi iniziò a scrivere post della serie “ora parlerò io” , il mio dramma, gli hater etc..
In pratica, le vittime non erano le tre donne per giunta IGNORATE COMPLETAMENTE DAI GIORNALI locali, ma lei.
Ora, a parte che non si capisce come mai la signora ci abbia tenuto tanto a ritirar fuori questa vicenda dopo la’ccaduto, anche a distanza di tempo, anziché scegliere il silenzio (io ho evitato di commentare le sue uscite ulteriori in questi mesi proprio per favorire l’oblio), mi fa abbastanza sorridere che non capisca una cosa semplice semplice: gli hater che l’hanno turbata, usano il web esattamente come lo ha usato lei. Per offendere e deridere.
Lei è esattamente quello che lei denuncia.
Leggo poi che mi ha denunciata per stalking. Io non ho ricevuto nulla, ma sarò lieta eventualmente di controdenunciarla per calunnia, perché lo stalking è una cosa seria e non deve azzardarsi ad associarmi a reati che spesso e volentieri sfociano in tragedie reali.
E aggiungo quello che le cronache nazionali (che si sono dimostrate davvero poco empatiche nei confronti delle tre donne vittime di questa storia), si sono dimenticate di dire: la signora si è beccata due denunce da dirigente scolastico e docente e presto le arriverà anche la mia.
Del resto, che abbia imparato poco da quello che le è accaduto è evidente: cerca di attribuire le responsabilità del suo gesto e le conseguenze che ne sono derivate non al suo post orrendo, ma a qualcuno fuori da casa sua. Imparate, gente. Azione/responsabilità/conseguenze.
La tizia, durante la festa, sarebbe mai andata dalle tre signore a dire “Curatevi belle mie perchè i vostri mariti guardano me e non voi”? Ovviamente no. Ha pensato di poterlo afre su fb, nell’illusione che fb non sia la realtà.
Ebbene, facebook È la realtà. E di solito, laddove non ci riesca il buonsenso, i tribunali aiutano a capirlo piuttosto efficacemente.
Il resto lo dico in questo articolo.
