Sono stati fermati questa mattina, lunedì 3 agosto, i presunti assassini dell’ex gioielliere ucciso l’altra notte a Sanremo. Si tratta di due astigiani che sono stati fermati a Nizza Monferrato. Luciano Amoretti, 76 anni, ex gioielliere, ucciso con una mazzetta da muratore nella sua abitazione, era stato arrestato nell’estate del 2010 perché trovato in possesso di opere d’arte di provenienza illecita, fra queste c’era un’opera importante rubata in un’abitazione di Santarcangelo di Romagna. Un quadro di valore. 

Amoretti era un facoltoso commerciante di orologi e antiquariato di Sanremo: è stato massacrato di botte e finito a colpi di martello.

Il corpo è stato trovato dalla figlia nell’appartamento dove il 76enne abitava. In un primo momento gli investigatori avevano pensato che la morte potesse essere stata causata da un incidente e che l’uomo potesse essere morto cadendo dalle scale ma i rilievi nella casa della vittima avevano fatto emergere più chiaramente l’ipotesi di un omicidio.

Almeno una delle due persone fermate con l’accusa di omicidio conosceva il commerciante ed era con lui sabato sera quando è rientrato a casa. Lo hanno ripreso le telecamere di sorveglianza della zona.

L’arresto del 2010 e il ritrovamento el quadro rubato a Santarcangelo 

Amoretti acquistava da contatti selezionati merce rubata in tutta Italia per rivenderla in Francia. E’ l’ipotesi di reato con cui, in seguito alle indagini della squadra mobile genovese, Luciano Amoretti, pregiudicato, ex gioielliere, residente a Sanremo, nel 2010 era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere. Amoretti era gia’ stato denunciato per ricettazione nell’estate 2010, quando nella sua abitazione era stata trovata merce considerata frutto di furti. Al momento dell’arresto, i poliziotti di Genova e di Imperia avevano trovato nella sua abitazione e nel box auto altri oggetti, preziosi e quadri giudicati di provenienza illecita. Gli investigatori avevano accertato che gli oggetti sequestrati all’ex gioielliere provenivano da tre furti in abitazione, commessi a Santarcangelo di Romagna, a Genova e a Napoli e da una truffa commessa a Genova. L’opera d’arte di Santarcangelo era poi stata poi riconsegnata al leggitimo proprietario.

 

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