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A Predappio è nata una moschea e scoppia la polemica

Una moschea a Predappio. Sembra proprio di si. A Predappio la comunità islamica (una quarantina di musulmani su circa 6.500 residenti) ha appena aperto in sordina quella che sarebbe a tutti gli effetti una moschea.

Un locale nato dove c’era un tempo una officina meccanica di proprietà privata, in via IV Novembre, a pochi passi dalla sede della Comunità Montana, dal Palazzo del Fascio e dalla Casa natale di Benito Mussolini.

La formula adottata dai musulmani è sempre la solita: trattasi del solito luogo di preghiera vietato alle donne, allestito in garage o ex negozi dismessi dietro all’etichetta di un centro culturale islamico, dove però tra tappeti e corano si invoca Allah come in una piccola moschea.

Qualche anno fa, sempre nella città che ospita la tomba del Duce, la stessa comunità islamica aveva tentato di aprire una moschea in una strada poco distante (via Isonzo), ‘venduta’ ai predappiesi come un nuovo centro per fini culturali/religiosi. La nascita di un luogo di preghiera islamico aveva sollevato non pochi malumori. Nel giro di breve tempo la polemica è montata anche sui social, a tal punto, da costringere i musulmani a un dietro front.

E ora sempre su Facebook la notizia, postata sul gruppo “Sono di Predappio e ne sono orgoglioso”, aveva provocato numerosi interventi: “formeranno un’associazione culturale islamica, come si può impedire questo? E l’immobile sarebbe privato…”, aveva scritto una cittadina. “Trasformarci come loro che non tollerano altre religioni non migliora ed insegna niente a nessuno…”. “Visto che loro non tollerano nessun’altra religione non accetto che in casa mia facciano quello che gli pare e che cavolo” risponde un’altra.  “Allora apro un’associazione Culturale Fascista. Impeditemelo. Oltretutto a Predappio non penso sia il posto sbagliato. Impeditemelo” era uno dei tanti commenti degli iscritti al gruppo.

Da una recente radiografia dei carabinieri, è emerso che sulle dodici moschee censite nella provincia di Forlì-Cesena, ben sette vengono gestite da associazioni neanche iscritte al registro regionale delle associazioni di promozione sociale-culturale-religioso. In molti casi sono stati riscontrati il possesso o l’utilizzo di immobili privi di agibilità.

“Non ne so nulla”, ha subito messo le mani avanti il sindaco Pd di Predappio Giorgio Frassinet che avrebbero detto di non avere avuto nessuna richiesta di permessi e “non c’entriamo nulla perché si tratta di uno stabile privato”.

“La prima cosa che stupisce è che una Amministrazione dichiari di non essere a conoscenza dell’apertura di un centro islamico nel proprio Comune, visto che Predappio non è una metropoli e non ha una presenza così importante di musulmani da richiedere una moschea”, dice Franco d’Emilio, ex candidato sindaco di centro destra che non esclude un suo imminente rientro tra i banchi dell’opposizione. “E’ vero che l’immobile è privato, ma quando nel 2016 ho chiesto alla stessa Amministrazione comunale gli spazi per una mostra storica (‘Predappio in foto al tempo del Duce’, ndr), giustamente mi hanno sollevato un sacco di obiezioni . Va bene tutto, ma siamo alle solite disparità e giochetti della sinistra. Anni fa i musulmani non ci sono riusciti, questa volta sono stati più furbi e si sono mossi in silenzio”. “Io sono per l’integrazione”, premette Germano Pestelli, capogruppo di minoranza a Predappio, “nella legalità. Ho bisogno di verificare se il sindaco ne era a conoscenza oppure no”.

 

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