L’ennesimo episodio che denuncia lo stato di insicurezza e insufficienza delle carceri italiane, e tra queste il carecre di Forlì, con l’aggressione al personale di polizia penitenziaria avvenuta da parte di un detenuto.

Giovedì sera, un detenuto, straniero e con cittadinanza italiana, durante un trasferimento in infermeria per un malore ha aggredito due agenti della polizia penitenziaria e lo stesso medico guardia. I due uomini delle forze dell’ordine hanno dovuto fare ricorso al pronto soccorso e sono stati dichiarati guaribili rispettivamente in uno e quattro giorni.

«Questa volta – denuncia Filippo Lo Giudice, segretario dell’Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna – s’è passato il limite. Riteniamo questo comportamento violento inaccettabile e chiediamo si prendano seri provvedimenti. Non è accettabile che la polizia penitenziaria continui a subire aggressioni, senza che l’amministrazione metta in atto iniziative concrete, dimostrando un’inversione di tendenza rispetto al passato. Arriviamo a dire che il detenuto che si è reso protagonista di questa aggressione, pur essendo di cittadinanza italiana, dovrebbe essere espulso e rimandato a scontare la pena nel suo paese d’orine”.

Il clima di tensione e le difficoltà riscontrate all’interno del carcere di Forlì sono note. La struttura è vetusta, in parte inagibile, sono necessari rinforzi per gli agenti della Polizia Penitenziaria e da anni si attende il completamento dei lavori per la realizzazione del nuovo carcere di Forlì nella frazione del Quattro.

“Facciamo appello alle istituzioni preposte, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia, ed al governo: si deve e velocizzare a tutti i costi il trasferimento dei detenuti , per poter liberare finalmente lo splendido complesso architettonico della Rocca e riassegnarlo come bene pubblico alla città”: insiste Filippo lo Giudice.

Ed Alessandro De Pasquale, segretario nazionale dell’Ugl Polizia Penitenziaria, aggiunge: “Il fenomeno delle aggressioni in carcere sono destinate a non fermarsi. Occorrono segnali forti dal Governo, strategie per attuare gli obiettivi dell’ordinamento penitenziario, in assenza di tutto questo, il sistema penitenziario è destinato a rimanere fallimentare”.

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1 COMMENT

  1. Trasferiamo i più violenti a misurarsi fra loro, QUI’…….

    GITARAMA
    Questa prigione si trova in Ruanda ed è meglio conosciuta come l’inferno in terra. È stata progettata per contenere 500 detenuti, ma ne ospita oltre 6000. Molti prigionieri sono costretti a stare in piedi in mezzo agli escrementi, cosa che porta alla decomposizione o all’infezione dei piedi. Gli arti dei prigionieri che si infettano cominciano a marcire costringendoli a farsi amputare.

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