di Franco D’Emilio
Eccomi, finalmente tra i miei bidoni!
Ho spesso desiderato di tirare un bidone al prossimo, ma non ci sono mai riuscito, vuoi per la mia educazione familiare vuoi per la mia serafica, innata bontà: invece, stavolta, i bidoni li ho presi io, me ne hanno rifilati ben 4 grandi per il secco, il vegetale, la carta e la plastica ed uno minore per l’umido, sicuramente il più vomitevole a riempirsi.
Stamani ho iniziato sotto costrizione la mia attività di “monnezzaro” al servizio di ALEA, quindi separerò, differenzierò, trasporterò bidoni nel punto stabilito e nei giorni stabiliti del prelievo, proprio come un bravo schiavo ecologico!
Pensate la soddisfazione della prima bolletta dei rifiuti: trepidante, ma orgoglioso penserò di pagare anche per il mio lavoro gratuito, per la dura prova sostenuta dai miei zebedei, per la paura che qualche vicino possa divenire delatore di una mia eventuale inadempienza di “monnezzaro”.
Forse mi assalirà il dubbio che anche sulla gestione dei rifiuti a Forlì qualcuno provi a fare il frocio col fondo schiena altrui, per pudore evito il diretto coinvolgimento di quello personale!
Da stamani la mia vita è mutata: in casa ho sostituito il tradizionale, ormai anacronistico calendario e l’immancabile “luneri di smenbar” con l’ecocalendario di ALEA e i suoi indimenticabili giorni in odore di spazzatura! Poi, ho realizzato davvero una rivoluzione culturale, su uno scaffale dello studio, quasi con l’audacia di un’avanguardia futurista, accanto allo Zingarelli della lingua italiana, al Rocci del greco antico e al Castiglioni/Mariotti per il latino ho posto in evidenza il “Dizionario dei rifiuti dalla A alla Z”, predisposto da ALEA: ormai è divenuto un’opera fondamentale dello scibile umano, persino più intrigante di “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso”, pubblicato nel 1969 da David Reuben.
Sul sesso sappiamo tutto, sui rifiuti, invece, non si finisce mai di imparare!
Nemmeno i cinesi osarono simile rivoluzione culturale ai tempi di Mao.
Per fortuna non sono toccato dal dramma dello smaltimento di pannoloni e/o pannolini, diversamente intrisi, un altro bidone ancora trasformerebbe il mio giardino in una maleodorante “bidonville”.
Stamani, nella prima cernita dei miei rifiuti mi chiedevo spesso: – E questo dove lo metto? – un angoscioso interrogativo che per un attimo soltanto, pensando ad ALEA e ai suoi sindaci sostenitori, si accompagnava alla malizia di una scelta, di una destinazione inevitabilmente penetrante a posteriori.
