C’è anche la ravennate Silvia Bigi, 33 anni, tra i giovani artisti vincitori di “1502”, il Concorso di arte contemporanea in Romagna promosso dall’associazione “di-fus-sa” contemporanea. Oltre alla romagnola ci sono Non Pane di Roma e Adriano Valeri di Milano, che vive tra Cesenatico e l’America. Il concorso si è chiuso il 15 settembre scorso, ma ora c’è la possibilità di conoscere da vicino il lavoro dei tre vincitori l’appuntamento è all’Oratorio San Sebastiano, a Forlì, dove le opere saranno esposte fino al 12 novembre. Il tema di quest’anno attorno a cui si è mosso il concorso è stato l’effimero. Silvia Bigi è nata a Ravenna nel 1985, dove vive e lavora. Si è laureata al Dams di Bologna e ha conseguito un master in fotografia presso il Centro Sperimentale Adams di Roma. Ha approfondito i suoi studi all’ICP di New York. È stata per tre anni direttrice artistica di Lilith, spazio per la fotografia contemporanea a Ravenna. La fotografia e il video sono i suoi linguaggi d’elezione, con cui si interroga su dinamiche temporali e sociali. La donna, che l’artista racconta a tratti in maniera onirica e romantica, a tratti formale e sensuale, ha spesso un ruolo centrale nei suoi lavori.

Noa Pane vive a Novafeltria. Ha frequentato l’Accademia d’arte di Urbino, specializzandosi in scultura ambientale; è stata accettata al Royal College of Art, Londra, dove seguirà un master nel 2018. Recentemente ha partecipato a una collettiva nello spazio fiorentino BASE, progetti per l’Arte; nel 2015 ha presentato la performance “I’m not inflatable” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Si interroga sul ruolo femminile e sulla percezione che le donne hanno di se stesse in una società in cui a dominare sono gesti conservativi, quasi rituali, con una tendenza a perpetrare una differenza di genere non sempre positiva.

Adriano Valeri ha studiato all’Accademia d’arte di Venezia, dove ha partecipato a vari workshop e residenze, tra cui una alla Fondazione Bevilacqua. Rappresentato in Italia dalla Galleria Marcolini di Forlì, ha esposto in varie collettive e fiere. La sua indagine artistica è una dettagliata descrizione a-critica del reale urbano e suburbano, in cui posiziona elementi naturali e oggetti umani fianco a fianco. La sua pittura è una mimesi solo parziale del visibile, che racconta con tecniche di straniamento cromatico.

(Nella foto l’installazione di Noa Pane esposta all’ingresso di ArtVerona 2017)

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