Senza chiedere conforto alla teoria dei “quattro elementi naturali” di cui già parlava nel VI secolo a.C. il filosofo greco Anassimene  di Mileto è innegabile che aria, terra, acqua e  fuoco siano fattori di cui l’umanità non può fare a meno per la sua sopravvivenza. Tra questi elementi, tanto per restare nell’affascinante mondo della filosofia di Anassimene, uno era il più importante, “l’essenza di tutte le cose” (l’archè): l’aria.

Un’intuizione che ha trovato conferme anche in epoche successive, fino ai nostri giorni,  che vedono  le indagini scientifiche impegnate nell’opera di  sensibilizzazione della società sul rapporto inscindibile: salute e ambiente. E, proprio su questo fronte, ma non solo, si muove l’ISDE di Forlì Cesena, Società Internazionale Medici per l’Ambiente. Una Società sorta nel 1990 in Svizzera e che ha  presenze operative in venticinque paesi del mondo. A Forlì è attiva dal 2005 soprattutto per la dedizione  della Dott.sa Patrizia Gentilini, stimata Oncologa, da anni sulle barricate in difesa della qualità dell’aria e  impegnata a combattere ogni forma di inquinamento, soprattutto in una città come Forlì dove sono presenti due inceneritori. Ed è proprio per l’impegno di ISDE che è stata  condotta l’indagine di biomonitoraggio, “Difendiamo l’ambiente con le unghie”, per osservare l’eventuale  concentrazione di metalli pesanti nelle unghie dei bambini, come indicatore di esposizione ambientale a Forlì. Una ricerca che ha portato a risultati molto interessanti e significativi. Ne parliamo col dott. Ruggero Ridolfi medico Oncologo e Coordinatore provinciale ISDE. 

 

La salute delle persone è strettamente legata allo stato dell’ambiente. Eppure  i due concetti non sempre vengono percepiti come realtà che interagiscono fra loro per il benessere dell’individuo.

“E’ vero. La nozione  di ambiente legato alla salute è una consapevolezza che va manifestandosi in questi ultimi anni. Solo una quindicina di anni fa questa correlazione non era a conoscenza di molti. I cambiamenti climatici e l’interesse dei giovani per il problema stanno facendo prendere coscienza delle avvertenze che medici e ricercatori avevano  avanzato”.

Prima di organizzare l’indagine  di  biomonitoraggio, ISDE ha organizzato altre iniziative sul tema?

“Va sottolineato che la Società è un’aggregazione di persone che operano senza alcun fine di lucro e come tutte le Onlus non si avvale di contributi statali, per cui ogni iniziativa  richiede anche un prevenivo lavoro di ricerca fondi. Motivo questo che non ci ha, però, precluso la volontà di organizzare incontri, piccoli convegni, manifestazioni atte a far conoscere, non tanto l’ISDE, quanto i contenuti delle nostre iniziative sull’inceneritore e le ricerche di istituti internazionali sulla interrelazione salute qualità dell’aria e dell’ambiente (territorio e agricoltura, cinque G, presenza di diossine negli allevamenti in prossimità degli inceneritori).

Veniamo ora alla ricerca legata alla presenza dei metalli pesanti nelle unghie dei bambini. Come è nata questa idea?

“Gli studi epidemiologici sono spesso inconclusivi o incerti ed hanno lunghi tempi di latenza: molte malattie, come i tumori, insorgono dopo 10-20 anni dall’esposizione. Queste incertezze e questi ritardi concorrono paradossalmente a rimandare gli eventuali interventi di bonifica ambientale e ad aumentare il livello di disagio nella popolazione. E’ per questo che nel mondo stanno aumentando le iniziative spontanee di Biomonitoraggio, che sono in grado di integrare i dati del monitoraggio ambientale e della sorveglianza sanitaria, offrendo una valutazione più attendibile ed attuale dello stato di salute delle popolazioni esposte ad inquinanti. In questo contesto rientra anche la nostra iniziativa favorita da una analoga ricerca che era in atto in Piemonte”

Ci vuole descrivere lo sviluppo dell’iniziativa ?

“Nel 2016 venimmo a conoscenza di una iniziativa portata avanti a Torino, dove  alcuni  ricercatori avevano  messo in campo un’indagine che aveva lo scopo di valutare eventuali impatti pericolosi per la salute in una zona ove era in costruzione un inceneritore. In quell’area furono, quindi, prelevati campioni di unghie dei bambini residenti nei pressi della struttura di smaltimento,  per essere poi analizzati. L’iniziativa, molto interessante, fu adottata anche a Forlì e così nel mese di marzo del 2017 furono raccolti 221 campioni idonei e in questi vennero misurati i valori di concentrazione  di 23 metalli, dopo aver  suddiviso in quattro macroree il territorio di residenza dei donatori. Va sottolineato che fu un lavoro tutt’altro che semplice. Ottenemmo, come supporto fondamentale, l’appoggio delle famiglie. Alle madri venne affidato il compito di tagliare le unghie ai piccoli donatori, di età compresa fra i 6 e i 9 anni, con apposite forbici dotate di lame in ceramica. Il materiale doveva poi  essere inserito in una provetta, etichettato con un numero, per salvaguardare la privacy, quindi avviato al laboratorio Eurolab di Torino. I prelievi sono stati effettuati nei locali messi a disposizione dai comitati di quartieri che hanno contribuito, in materia determinante alla buona riuscita dell’iniziativa”.    

Quali sono state le risultanze?

“Va ricordato che il Biomonitoraggio si prefigge il dosaggio di sostanze contaminanti ambientali, eseguito direttamente negli organismi viventi come misurazione diretta dell’esposizione. La valutazione della concentrazione di metalli pesanti nelle unghie sembra essere uno strumento di adeguato e non invasivo Biomonitoraggio e può essere un indicatore precoce di allarme per indicare l’urgenza di eseguire le analisi atte a definire la reale entità del rischio. Detto questo veniamo ai risultati. I dati sono stati  valutati secondo due criteri di analisi.

Nella prima pubblicazione i risultati  sono stati ripartiti e valutati aggregando i dati dei singoli campioni secondo il domicilio dei bambini nelle 4 macroaree in cui è suddiviso amministrativamente il territorio della città. Nelle due aree di Est e Centro-Nord, che comprendono la zona industriale, due inceneritori di rifiuti, l’autostrada e la tangenziale, è stata trovata una concentrazione media di tutti i metalli del 60% superiore a quella delle aree Ovest e Sud. Nella seconda pubblicazione gli stessi dati sono stati elaborati dal Dr Agostino Di Ciaula (Presidente Comitato Scientifico ISDE-Italia) confrontando la presenza dei metalli pesanti nelle unghie di 62 bambini abitanti entro un raggio di 3 Km dai due inceneritori di Forlì (considerati “esposti”) con quella dei rimanenti 158, considerati “controlli”. La percentuale di bambini con concentrazioni di metalli al di sopra del limite di rilevazione è risultata maggiore negli esposti rispetto ai controlli per Alluminio (Al), Bario (Ba), Manganese (Mn), Rame (Cu) e Vanadio (V).  L’analisi eseguita, secondo un appropriato modello statistico e dopo l’aggiustamento delle covariate, ha accertato che le concentrazioni di Ba, Nichel, Cu, Mn e V  sono predittive per coloro che vivono nelle aree esposte ed in particolare che le stesse concentrazioni (escluso il Vanadio) correlano tra loro, indicando una fonte comune di emissione”

Che cosa suggeriscono questi dati?

“I dati ottenuti da questo studio osservazionale suggeriscono una possibile relazione tra l’esposizione ad inquinanti ambientali ed il conseguente accumulo di metalli nelle unghie. Dovranno, quindi, essere promossi più approfonditi studi epidemiologici per individuare possibili fonti di inquinamento e stimolare interventi preventivi”. 

Roberto Zoli

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