di Franco D’Emilio

Un grande amico, come pochi ciascuno di noi può averne, autorevole docente universitario in discipline storiche, ha cercato inutilmente di dissuadermi dal proposito di parlare delle origini dell’attuale Festa della Befana: – Rischi di essere considerato un provocatore che guasta una delle più belle feste dedicate ai bambini, soprattutto tanti coriacei antifascisti non ti perdonerebbero di averli sputtanati a riconoscere come spesso i loro partiti, alcuni dei quali da tempo defunti, abbiano sfacciatamente utilizzato un’iniziativa di propaganda del Fascismo, l’avversario tanto combattuto e maledetto. –

Ma l’amore per la verità storica mi ha persuaso che dovessi procedere risoluto nel mio proposito perché è giusto che si sappia davvero tutto sulla Befana.

Innanzitutto, buon compleanno alla cara, bizzosa Befana! 

Domani compie 91 anni, tanti ne sono trascorsi da quel lontano 1928 quando, su idea del giornalista Augusto Turati, segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista, il regime lanciò in tutta Italia una festa dedicatale, tirandola fuori da quella celebrazione di sapore locale che le tributavano i romani, da secoli legati alla tradizione che ella abitasse nella Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona.

Così, l’amatissima vecchina verrucosa col naso adunco, già dispensatrice di doni ai bimbi dell’Urbe nel giorno dell’Epifania, si vide impegnata con l’infanzia di tutta la nazione.

La Befana Fascista fu una efficace arma di propaganda attraverso i bambini per avvicinare ancora di più le famiglie e, soprattutto, le donne al regime.

L’iniziativa fu accolta con tale favore ed entusiasmo da divenire un importante momento di cultura nazionalpopolare: la Befana divenne un rito che, da una parte, impegnava nelle donazioni commercianti, industriali, agricoltori, dall’altra collaudava ogni anno l’organizzazione dei Fasci Femminili e dei Dopolavori nella raccolta e distribuzione dei doni ai bambini.

A tutti i piccoli italiani si dava qualcosa, nel 1931 si arrivò già a predisporre oltre un milione di pacchi dono.

La generosità del Fascismo, già impegnato nella tutela dell’infanzia, sia sotto il profilo educativo che sanitario, si misurava con l’arretratezza del paese, caratterizzava a livello popolare le festività di fine anno nelle quali la figura di Babbo Natale era pressoché sconosciuta e non esisteva una diffusa tradizione dello scambio dei regali. 

La Festa della Befana, quindi di chiara origine fascista, è sopravvissuta sino ai nostri giorni passando attraverso l’esperienza della repubblica e la propaganda di partiti, in particolare la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, tanto attenti ai frutti di una capillare propaganda, anch’essa accattivante sul piano del consenso popolare organizzato.

Nemmeno le associazioni partigiane si sono astenute, sic et simpliciter, dal ricorso al retaggio fascista della Festa della Befana per sostenere il loro ruolo di liberatori dalla ignominiosa dittatura mussoliniana!

Celebre una foto degli anni’50, relativa ad una Befana della DC con la partecipazione di Giulio Andreotti, Alberto Sordi e Vittorio De Sica.

Insomma, domattina ben torni la Befana “con le scarpe tutte rotte ed il cappello alla romana”, ma attenti che sotto sotto ai suoi poveri stracci proletari potrebbe ancora coprirsi con una storica camicia nera.

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