Turni massacranti nel settore dell’imbottito a Forlì. Blitz dei Carabinieri per porre fine allo sfruttamento. Operai al lavoro per 11 ore al giorno, sottopagati e sottoposti a maltrattamenti verbali. È quanto scoperto dai carabinieri dell’Ispettorato del lavoro di Forlì-Cesena, intervenuti in un’azienda del mobile imbottito della zona. I militari hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo da 60mila euro nei confronti di un cittadino cinese, accusato di sfruttamento del lavoro nei confronti di alcuni extracomunitari africani. L’attività investigativa, condotta dalla Procura, coordinata dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal sostituto Fabio Magnolo, è partita nel 2019 a seguito di denunce presentate da due lavoratori nigeriani. Le indagini hanno consentito di accertare la condizione di sfruttamento lavorativo a carico di 5 cittadini africani da parte dell’imprenditore cinese, il quale, seppur formalmente estraneo a qualsiasi compagine societaria, è risultato gestore di fatto di due imprese operanti nel settore della produzione di poltrone e divani di Forlì.

Secondo quanto ricostruito, lo pseudo imprenditore cinese (formalmente è risultato estraneo a qualsiasi compagine societaria) aveva stipulato con le vittime, un contratto di lavoro per sole 4 ore giornaliere,ma  di fatto le sottoponeva a turni di lavoro di non meno di 11 ore al giorno, corrispondendo loro un compenso nettamente inferiore a quanto dovuto in applicazione del contratto collettivo di settore ed approfittando del loro stato di bisogno derivante dal precario status giuridico – sociale. Le vittime, secondo gli elementi investigativi raccolti dall’Arma, si trovavano in uno stato di soggezione, dovuta alla necessità di conservare il posto di lavoro, per garantirsi la regolare permanenza sul territorio nazionale, ancorchè in condizioni di sfruttamento.

 Fonti investigative parlano di “atteggiamento prevaricatore ed ingiurioso” da parte del titolare nei confronti dei lavoratori sfruttati, verso i quali venivano pronunciate “frasi offensive e discriminatorie legate alla loro provenienza geografica”. Il quadro probatorio costruito dai militari ha consentito all’Autorità Giudiziaria di emettere l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dell’imprenditore cinese, disponendo anche il sequestro preventivo della somma di oltre 60mila euro sui conti correnti riferibili all’indagato, come profitto derivante dalla condotta illecita. La magistratura ha disposto inoltre il controllo giudiziario del complesso aziendale delle attività facenti capo all’indagato, al fine di garantire la continuità d’impresa nell’interesse dei lavoratori occupati.
 
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