Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di allentare la misura del carcere a Giulio Lolli, il bertinorese estrado dalla Libia i primi di dicembre e dove era stato condannato a all’ergastolo per terrorismo e fiancheggiamento di un gruppo estremista separatista. Bocciato il ricorso dai giudici del Tribunale della Libertà, Lolli resta in carcere.

Era rientrato in Italia, imbarcato all’alba del 1 dicembre scorso su un volo per Roma: Lolli, quando era stato arrestato a Tripoli due anni fa, era già considerato latitante per la giustizia italiana da 9 anni; da quando cioè il sostituto procuratore di Rimini Davide Ercolani, lo aveva indagato per associazione per delinquere, truffa, falso e appropriazione indebita. Soprannominato “il pirata” proprio per quella sua rocambolesca fuga a bordo di uno yacht verso le coste del Nordafrica, era stato consegnato al Ros dei Carabinieri grazie all’intervento diplomatico dell’Ambasciata Italiana di Tripoli, dell’Ufficiale di Collegamento della Polizia di Stato, in accordo con il Ministero della Giustizia, Ministero degli Esteri e sotto l’impulso della Procura della Repubblica di Rimini e quindi del sostituto procuratore Davide Ercolani.

Concreto e attuale il pericolo che possa commettere reati in armi e di terrorismo, stanti la gravità dei fatti e l’inserimento in un chiaro contesto eversivo”, lo scrive il gip di Roma, Cinzia Parasporo, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Lolli.

Accogliendo la richiesta del pm Sergio Colaiocco, il gip definisce Lolli come soggetto “dall’elevatissima pericolosità che ha vissuto in Libia diversi anni figurando tra i comandanti del cartello islamista denominato Majlis Shura Thuwar, formazione jihadista controllata dall’organizzazione terroristica Ansar Al Sharia (affiliata ad Al Qaeda), molto attiva nel 2017 a Bengasi, fino al suo definitivo scioglimento avvenuto due anni fa, e con base operativa a Misurata. Da lì Lolli si occupava di garantire alle milizie i rifornimenti di armi, approvvigionamenti che avveniva via mare, potendo mettere a disposizione almeno due mezzi navali (Mephisto e Leon) fatti venire dall’Italia”.

Aveva un “ruolo direttivo” nell’organizzazione terroristica di matrice islamica in cui militava”. E’ quanto emerge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip della Capitale. A carico di Lolli ci sono “gravi indizi di colpevolezza” e nel provvedimento del giudice sono citati anche i risultati di una rogatoria internazionale dalla quale emerge che l’italiano era “detenuto dal 17 dicembre 2017 nel carcere di Mitiga (Tripoli) con l’accusa di terrorismo per la collaborazione fornita al gruppo armato denominato Shura di Bengasi oltre che di detenzione illegale di una pistola e trattenimento illegale in Libia”. Le autorità libiche hanno fornito agli inquirenti italiani “anche alcune fotografie che ritraggono Lolli a bordo di imbarcazioni che trasportavano armi e mezzi blindati”. Ora sarà interrogato dal pm Davide Ercolani per i fatti di Rimini.

 

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