E’ stata inaugurata venerdì 30 marzo, alle 18, all’Oratorio di San Sebastiano, in piazza Guido da Montefeltro a Forlì, la mostraSulle spalle dei giganti (altrove è l’unico posto possibile)” di Vincenzo Baldini.
La materia forte e densa della pittura di Vincenzo Baldini ha la tela ruvida del reale, non la stoffa lieve del sogno o il broccato del mito. La grandezza non è splendida, è della stessa tonalità del reale. I giganti sono tra noi, quasi invisibili, ma quando ne incontriamo uno, gli occhi ci piangono e ci ridono, come una strana infanzia chiamata speranza” (da un testo di Davide Rondoni per la mostra).

Ecco la recensione di Pietro Caruso

La potenza  del Dovere come risposta al nostro Destino

La metafora del filosofo medioevale Bernardo di Chartres non ha perso la sua attualità e non solo perché Umberto Eco l’ha rilanciata nei suoi studi e in un suo aforisma, ma perché viviamo in tempi confusi, dove i colori sono resi opachi dalla riduzione di densità del futuro, dai colori opalescenti, da un Pensiero Unico che tutto e tutti sembra pervadere. In questo momento storico, a partire dall’inizio del ventunesimo secolo, sembrano essersi spezzati molti sogni alcuni dei quali fondati sulla ignavia di se stessi e sul trionfo di un invidualismo assai poco mite. Dalla provincia, ma non quella oscura, la voce di un’artista rompe la cortina dell’indifferenza e conferma la sua vocazione sociale.

 Il forlivese Vincenzo Bandini  ha scelto di rispondere con il tratto espressivo, la forza materica di più componenti per rispondere all’angoscia e alla paura del nostro vivere contemporaneo nell’angolo di mondo nel quale siamo immersi. Lo sguardo dei Giganti di Bandini ha la cifra della dimensione collettiva non la risoluzione individuale.

 I Titani, senza volto, si piegano, si inginocchiano, si inchinano di fronte ai mali della Storia e del nostro Tempo. I loro gesti sono potenti ma senza alcun compiacimento. Sulle loro spalle piegate dal dolore del Mondo vengono trasportati piccoli esseri, impauriti, creature che a piccoli gruppi si spostano sopra il Caos da una montagna ad un’altra, là sotto scorrono fili intricati, corsi d’acqua irriconoscibili, case pericolanti, villaggi minacciati.

 I Giganti sono pazienti, docili, sono enormi e possenti perché in taluni casi emergono come forme dalla materia grezza, dalla potenza della roccia, dai quarzi e dai marmi, dai muri della natura profanata e violata. La ispirazione della filosofia artistica di Vincenzo Bandini, da sempre, gira attorno alla sua idea di pittura che rifugge dal nozionismo imposto dai codici fotografici, cinematografici e televisivi. Le forme espressive che ha scelto si addensano secondo un urlo emozionale: le viscere parlano alla materia e ne trasformano la funzione. I  sentimenti si piegano al Dovere, al senso della missione morale, al Dover essere prima di ogni altra cosa. Questi Titani sono ancora legati al mito della Storia ma hanno perso chiare fattezze perché prendono corpo da reazioni istintive, pulsioni oniriche, bisogni di cambiamento. 

I loro gesti sono amorevoli anche quando denotano una forza spaventosa e un dolore profondo per la brevità e cecità della condizione umana. In queste opere ci leggerete la difesa di una casa, la protezione di una creatura, il destino di generazioni di immigrati, ma anche il ripiegamento di se stessi. L’Altrove non solo è possibile, ma è soprattutto necessario come unico passaporto per un destino che ci riguarda tutti.

 Da questa mostra, che rinuncia come scelta stilistica ad alcun accenno di colore che non siano quelle delle sfumature del nero e del grigio, se ne esce frastornati e moralmente coinvolti. Non si può infatti restare indifferenti di fronte alla risposta all’angoscia dei nostri tempi di un’artista. Per tentare di tenere insieme un mondo così disgregato tocca guardare al nostro pianeta sfinito ma forse dobbiamo guardare più lontano e in alto. Noi siamo i Nani che non possiamo fare a meno di abbandonarci con fiducia alla offerta di salvezza che ci arriva da Giganti pietosi verso il futuro incerto della nostra specie, disinteressati a qualsiasi ricompensa, dai volti inconoscibili se non dal loro gesto istintivo, morale, primordiale, umano. 

 

L’esposizione resterà aperta fino a domenica 8 aprile e sarà visitabile tutti i giorni secondo i seguenti orari: dalle ore 10,00 alle 19,30. Ingresso libero.

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