Egiziano Maestrelli, padre di Riccardo, frodò una famiglia forlivese per un miliardo di lire. I Maestrelli sono i toscani ed amici di Matteo Renzi. Riccardo è l’imprenditore fiorentino che ha prestato i 700mila euro all’ex premier. Renzi all’epoca, nel 2009, era il giovane ambizioso presidente della provincia che cercava di fare la scalata al capoluogo e Riccardo Maestrelli il figlio del più famoso Egiziano, (uno che si è fatto da solo con una catena di supermercati, poi ceduti, la trasformazione e vendita di frutta all’ingrosso, le società immobiliari, gli hotel di lusso in Versilia, e la Lucchese calcio) gli diede una grossa mano. E quando Renzi poi diventò premier, il suo governo, nominò Riccardo Maestrelli nel Cda di Cassa depositi e Prestiti Immobiliare.
Vittima dei toscani Egiziano Maestrelli, Mario Beccagli (e altri) è stata la famiglia Gori di Castrocaro Terme e Terra del Sole. Sostene Gori era l’amministratore di Edil Strade (quando morì ereditò beni e debiti la figlia Maria Grazia), un colosso dell’edilizia e della manutenzione della rete viaria, una fra le più importanti aziende italiane del settore che dava lavoro a centinaia di persone, quasi tutte del Forlivese. Quando Edil Strade iniziò ad avere problemi economici vennero pignorati su richiesta della Bnl, banca creditrice, i beni dei Gori, come il Palazzo Ruspoli in centro a Firenze, uno fra i Palazzi più imponenti e fastosi d’Italia che ben presto fu preso di mira dal “comitato d’affari” dei toscani Egiziano Maestrelli e Mario Beccagli che gli voleva mettere le mani sopra a tutti i costi e a prezzo bassissimo.
La storia della vendita di Palazzo Ruspoli è un esempio perfetto del metodo che un giudice della sezione fallimentare di Firenze, Sebastiano Puliga, ora radiato, perché ritenuto il perno centrale del “comitato di affari”, aveva messo in piedi in tribunale. Il caso di Palazzo Ruspoli fu sollevato da un esposto presentato nel 2003 dagli avvocati Carlo e Menotto Zauli di Forlì e Paolo Parrini di Firenze per conto dei signori Maria Grazia e Sostene Gori
Palazzo Ruspoli era pignorato dal 1995. L’ esecuzione immobiliare, che era affidata al giudice Emanuele Riviello e doveva avvenire per lotti, subì una improvvisa accelerazione nel 2000, in piena estate, mese di agosto. Su ricorso presentato l’8 agosto dall’avvocato Umberto Nidiaci, legale della Bnl (il principale creditore), che chiedeva la vendita in un solo lotto, il giudice Puliga, che sostituiva i colleghi in ferie, fissò una udienza il 29 agosto, nella quale nominò custode dell’immobile la ragioniera Mariella Giannone (coinvolta nell’ inchiesta sul “comitato d’ affari”). Poi, ritenendo che non vi fossero ragioni di urgenza, rimise ogni decisione al giudice titolare del procedimento. Ma il 26 settembre tenne un’altra udienza, alla quale partecipò, anche il rappresentante della società Firenze Investimenti Developer. L’avvocato Nidiaci, per conto del creditore Bnl, insistette per la vendita del palazzo in un solo lotto. Il giudice Puliga acconsentì e dispose la vendita senza incanto (cioè senza possibilità di rialzo). Il 26 ottobre quattro buste con altrettante offerte irrevocabili di acquisto vennero aperte nel suo ufficio, c’era anche l’offerta di una società di Maestrelli.
La Firenze Investimenti Developer si aggiudicò Palazzo Ruspoli per 16 miliardi e 500 milioni. Maestrelli che aveva partecipato fece scena muta e non effettuò alcuna offerta. Dai documenti della Camera di commercio risulta che il 20 settembre 2000, e cioè fra la prima e la seconda udienza tenute dal giudice Puliga, l’imprenditore Mario Becagli (l’inventore del tessuto pile) era stato nominato presidente del consiglio di amministrazione della Firenze Investimenti Developer, l’ avvocato Umberto Nidiaci (legale del creditore Bnl) era divenuto consigliere, la commercialista Lucia Figini, compagna del giudice Puliga, sindaco revisore. L’opposizione alla esecuzione presentata dai proprietari del palazzo fu respinta. A quel punto, ormai privi di ogni disponibilità economica i Gori, non ebbero la possibilità di impugnare la sentenza. Eppure avevano degli ottimi argomenti. Il primo gennaio ’97, 3 anni e 9 mesi prima della vendita, Palazzo Ruspoli era stato valutato 20 miliardi e 640 milioni. E probabilmente, considerate le numerose domande d’ acquisto presentate, sarebbe stato molto più conveniente venderlo per lotti. Inoltre non è stata fatta un’asta internazionale che avrebbe dato la possibilità a un grande bacino di utenza potenzialmente interessato e che non avrebbe avuto problemi ad acquistarlo.
Partì così l’inchiesta a Genova (tribunale competente quando c’è di mezzo un giudice di Firenze) che condannò, per la vendita del Palazzo, Egiziano Maestrelli per l’articolo 354 del codice penale (astensione dagli incanti), ritenuto quindi colpevole ma beneficiato dalla prescrizione in Appello. La frode alla famiglia Gori è stata clamorosa. Da questa sporca operazione gestita fra gli altri da Maestrelli come ha riconosciuto il Tribunale di Genova, i castrocaresi Gori ci hanno rimesso un miliardo di vecchie lire, ma se si considera che se l’asta non fosse stata truccata il loro ricavato sarebbe stato fra i 3 e i 10 miliardi in più.
Raimondo Baldoni
