“Io sono un miracolato, e lo ripeto. Sono un vero miracolato e non capisco perché gli altri colleghi siano morti e io no. Io quel 14 settembre del 1992 mi salvai solo per la mia prontezza di riflessi. Ma Messina Denaro, Bagarella e Graviano non riuscirono a uccidermi”.
Sono trascorsi quasi 27 anni da quel giorno, ma per il Questore Rino Germanà, forlivese d’adozione, è come se fosse stato ieri. L’ex poliziotto, oggi in pensione, rivive ogni attimo di quell’attentato nel corso della sua deposizione al processo sul depistaggio delle indagini per la strage di via D’Amelio, che vede alla sbarra tre poliziotti accusati di calunnia aggravata: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, dove è stato chiamato dall’accusa. Germanà, rispondendo alle domande del Procuratore aggiunto Gabriele Paci, ricorda anche quello ‘strano’ trasferimento dalla Criminalpol di Palermo al commissariato di Mazara del Vallo, una sorta di retrocessione della sua carriera. Siamo nell’estate del 1992, e da poco meno di due mesi era stato ucciso il giudice Giovanni Falcone insieme con tre agenti della scorta.
